37° 2 al mattino

37° 2 al mattino
Piomba nella sua vita così, senza troppi convenievoli: un uragano di sensualità, passione e voglia di vivere. Lo scrolla dal suo mondo fatto di piccole certezze, privo di pretese e aspirazioni. Lo scaraventa verso una nuova vita, rade al suolo la sua squallida bettola, polverizza quell'esistenza stanca, adagiata e soffocata. Diamine, lui è pur sempre il più grande scrittore del mondo, pensa Betty. Bisogna trascrivere quel manoscritto e trovare un editore. Nel frattempo qualche risparmio per reggere ce l'hanno. E così si può pure continuare a vivere un'esistenza di eccessi, senza starsi a fare troppe domande: alcool, scopate e pochi pensieri, ma anche piccoli lavori dignitosi; si può pur sempre fare i camerieri per un po' di tempo in attesa che qualche editore risponda, ma poi non ci sarà più bisogno di spaccarsi la schiena in occupazioni logoranti. Ma il mondo editoriale è troppo arrogante ed autoreferenziale; i due ricevono solo risposte negative, persino qualche stroncatura selvaggia e brutale. Comincia così un lento e inesorabile declino della coppia; una spirale di violenza psicofisica che li trascinerà vorticosamente in una dimensione torbida e squallida, il cui finale ricorda tanto l'Ezechiele 25 17 di Quentin Tarantino, con forti e lancinanti bagliori di sentimentalismo...
Philippe Djian, definito da tutti l'erede della Beat generation, ha scritto 37° 2 al mattino nel 1985 (il testo è stato adattato cinematograficamente da Jean-Jacques Beineix nel 1986): tuttavia il romanzo non sembra sentire i colpi del tempo. Nonostante lo stesso Djian nell'intervista a noi rilasciata abbia dichiarato che i personaggi del romanzo oggi sarebbero considerati dei disadattati, lo contraddiciamo bonariamente affermando che, visto che in Italia è stato tradotto e pubblicato solo nel 2010, nessuno ha fino a questo momento dato dei disadattati a Betty e compagno. Certo, la sregolatezza di certi comportamenti, così come l'ambientazione "americaneggiante" della scena, sono poco conformi al nostro modo di vedere le cose, ma la profondità  e le contraddizioni dell'animo umano, la sregolatezza delle passioni, dei desideri e delle aspirazioni, penetrano nel lettore e non lo abbandonano tanto facilmente. L'indole e la personalità dei protagonisti paiono simmetrici al modo di scrivere di Djian. Narrazioni di vita qutodiana sono spesso interrotte da improvvisi lampi abbaglianti di stile o da colpi di scena che mai ti aspetteresti: un pugno sferrato, una lama che spunta fuori dal nulla, un attacco di follia improvviso. Proprio nel momento in cui si sta per sbadigliare, Djian tira fuori dal cilindro la forza della sua scrittura. Dopo tutto, la vita è un po' così, tanti momenti anonimi di serenità - anonimi ma ricchi di sconvolgimenti psicologici che solo una penna sa raccontare - e pochi momenti di eccitazione vera, di pathos autentico, di azione folle e non convenzionale. Purtroppo o per fortuna, sono proprio questi ultimi quelli definitivi.

Pubblicità

 

Pubblicità

 

 

 
 
 
 
Il nostro sito utilizza i cookie ACCETTO
Se vuoi saperne di più COOKIE POLICY

I NOSTRI PARTNER