4321

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Secondo la tradizione di famiglia, il nonno di Ferguson è partito a piedi da Minsk, città dove è nato, con cento rubli cuciti all’interno della fodera della giacca, diretto ad Amburgo dove ha acquistato un biglietto su una nave, la “Empress of China”, che attraverserà l’Atlantico portandolo a New York. In terra americana, mentre aspetta di essere interrogato dai funzionari, l’uomo è molto teso e teme che non ci sia posto là per un ebreo russo. Un conoscente gli ha detto di cambiare nome, di cercarne uno più “americano”: Rockfeller, poteva sembrare una grande idea. Davanti all’impiegato a Ellis Island, il nonno di Ferguson, teso e spaventato, riesce solo a biascicare delle parole in yiddish che vengono interpretate come il suo nome e cognome: Ichabod Ferguson. E dunque, eccolo cominciare una nuova vita sul suolo statunitense con un nome più consono. Archie sorride ogni volta che suo padre racconta la storia di famiglia. Dal nonno è cominciato tutto: lui ha creato l’attività di famiglia, che poi è diventata sempre più grande e ora è gestita dai figli. Sono una famiglia rispettabile e benestante, Archie avrà una buona educazione, frequenterà il college, potrà fare della sua vita tutto quello che desidera. Magari, dopo aver tentato di vivere scrivendo poesie, potrà essere un giornalista, oppure scrivere un romanzo dopo essersi trasferito a Parigi, oppure… La vita è imprevedibile, potrebbe avere un tragico incidente…

Dopo sette anni di silenzio, Paul Auster, celebre scrittore statunitense, torna con un romanzo “monumentale”: quasi mille pagine. 4321 è un’opera multiforme, caleidoscopica. L’incipit è abbastanza classico e ci riconduce, almeno apparentemente, a molti romanzi che potremmo catalogare nel filone della narrativa ebraico-americana (da Henry a Philip Roth, da Isaac B. Singer a Jonathan Safran Foer, giusto per citarne qualcuno). Poi tutto cambia. In un giorno del 1947 Archie Ferguson, il nostro protagonista, pare all’improvviso sdoppiarsi: anzi quadruplicarsi. Quante sono le vite che avremmo potuto vivere? Quali sono le scelte che si hanno portato a condurre la vita che conduciamo invece che una diversa? C’è qualcosa, qualcuno, che lega ogni vita possibile? Nel caso di Archie, il filo rosso è Amy: in tutte le sue vite lei è il suo punto fermo, la sua bussola. La prosa di Paul Auster si fa complessa, le storie si intrecciano, il lettore è catapultato avanti e indietro nel tempo. All’inizio si resta spiazzati. Sembra che Auster si diverta a mescolare le carte in tavola, a farci perdere il filo delle storie. Leggere 4321 inizialmente è una sfida. La sensazione è che la storia si inceppi, che non ci coinvolga realmente toccandoci nel profondo. Bisogna avere pazienza. Tenacia. Ad un certo punto Auster torna a stregarci, ad incantare, con uno stile preciso, dettagliato, soffermandosi su ogni particolare, racconta quattro vite possibili, quattro mondi diversi. 4321 è stato definito un romanzo “ottocentesco”. A mio avviso è uno dei romanzi più belli e intensi mai scritti. Una scommessa difficile, faticosa, sia per l’autore che per il lettore. La narrazione si fa poliedrica, si dirama in molte direzioni possibili: bisogna leggere con calma, gustando tutto. A settant’anni Paul Auster ha scritto il suo capolavoro.



 

 

 

 
 
 
 

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