78.08

78.08
Antonio Maniero - sventurato quarantaseienne che oltre ad una quasi omonimia condivide ben poco del Tony Manero che infiammò le sale cinematografiche ai tempi de La febbre del sabato sera - gira per le vie di Milano affaticato dal peso di una borsa a tracolla e di una latta di vernice di tredici litri. La metropoli è luogo di incontro/scontro con ragazzini insopportabili che cercano di appioppargli abbonamenti quinquennali per una fornitura di libri, tossici che fanno appello al suo buon cuore per "una firma contro la droga" e senegalesi che arrotondando le lettere di amigo cercano di rifilargli borsette, accendini o banali testi dai titoli improbabili quali Il pappamondo. Il filo metallico della latta di vernice che sta lacerando la sua mano diviene presto metafora di una vita difficile e impossibile, segnata dal divorzio con una moglie impazzita per Titanic, pessimi lavori accanto a colleghi cialtroni e invadenti, un bancomat che non paga mai e una figlia dal nome Laurapalmer che più che assomigliare ad una ragazzina di quindici anni ricorda un panda triste, sovrappeso e sconsolato, in piena versione emo
L’idea di 78.08 nasce da un articolo commissionato a Tommaso Labranca dal mensile Max per celebrare la decorrenza del trentennale dalle prime proiezioni di Saturday Night Fever. Eppure l’opera ha poco a che fare con le trovate da spaccone di John Travolta, le chiome cotonate ricche di brillantina, le risse per accaparrarsi giovani pulzelle e le luci stroboscopiche riflesse dai mirrorball. L’autore lascia invece ampio spazio a riflessioni che sgorgano libere e senz’ordine accompagnando gli episodi delle sue giornate: che fine hanno fatto gli eskimo e la musica del '78? Com’è cambiata la televisione nel corso di questi trent’anni? Chi è sbarcato a Milano cercando fortuna? Com’è mutata la città? Cosa possiamo aspettarci dalle nuove generazioni e in particolare da quella figlia dello '08?
La risposta non è delle più rosee e il .78 esercita ancora tutto il suo fascino: come un luogo lontano e inesistente, in cui è rassicurante potersi nascondere per fuggire dal reale/attuale.

Leggi l'intervista a Tommaso Labranca

 

 

 

 
 
 
 
Il nostro sito utilizza i cookie ACCETTO
Se vuoi saperne di più COOKIE POLICY

I NOSTRI PARTNER