80.doc

80.doc
Firenze, primi anni ’80. Quel grande recipiente di attivisti politici che è stato Lotta Continua si è sciolto, alcuni hanno preso la strada della lotta armata, altri sono entrati nel monolitico Pci, altri ancora sono rimasti liberi, ma orfani di un organismo centrale che dia le direttive per un azione concreta, per far sentire la propria voce. Tra quegli orfani c’è Lele, ovvero Daniele Locchi, che non ha voglia di entrare alla corte del grande partito, tantomeno di intraprendere la via della violenza ma che nello stesso tempo sente di avere ancora tanto da dire e da dare. Ha 25 anni e, al contrario del movimento a cui apparteneva, non si sente “sciolto, disciolto, dissolto”, ma piuttosto “vivo”, con “tanta rabbia e tante cose dentro”.  Il mezzo per rovesciare fuori tutto questo “tanto” è presto trovato: è una radio e si chiama Controradio, si fa in uno scantinato di via Ghibellina, basta una sedia da barbiere, tanta buona musica e Lele e amici intraprendono la loro avventura. Certo, ci vorrebbe la politica, quella forte, a dare una mano, ma evitando il partito dal pugno di ferro; e allora ecco che spunta fuori l’idea di abbracciare l’astro nascente del socialismo craxiano. Già da Roma Bettino, Martelli and co stanno riunendo un po’ di esuli da Lotta Continua, forze giovani ed entusiaste per portare avanti, almeno stando a quanto promettono, una politica nuova. Il Pci a Firenze è però molto forte e ben radicato; anche loro hanno la loro radio, è radio Centofiori, nata nel ’79 come voce di partito. E la sfida è presto fatta, Pci e Psi, Centofiori e Controradio, una battaglia a suon di musica. Nascono i primi grandi locali, e Lele e compagnia  fanno il colpaccio, con l’apertura del Tenax, che diventerà uno dei club più in voga della penisola. E a Firenze iniziano a sfilare i grandi nomi della musica, Baglioni ad esempio, che non è certo il rock che Controradio aspirava a portare in città ma comunque ha una risonanza non da poco. E poi entrano in ballo i Rolling Stones, i demoni del rock oltreoceano, provocatori, anticonformisti, di successo: e lì la lotta avrà il suo culmine, con un esito che lascerà l’amaro in bocca…
È un refrain fin troppo sentito: a Firenze c’è poco movimento, si potrebbe fare di più, ah com’era viva la città negli anni ’80. Una nostalgia che nel capoluogo toscano serpeggia diffusamente, con sommo dispiacere da parte di chi, ventenne o trentenne come chi scrive e che qui da anni ha scelto di vivere,  mai ha potuto apprezzare o conoscere questa tanto blasonata atmosfera, fatta di concerti, locali, politica. Bisogna ammettere che, per quanto la movida in città non ti salti addosso, a onor del vero non si può dire che l’offerta manchi del tutto, anche nei confronti di quei pochi ma buoni che si impegnano a vivacizzare di continuo l’ambiente proponendo buona musica, nuova, particolare. Nello stesso tempo, anche questi meravigliosi anni ’80 hanno le loro ombre e i loro scheletri nell’armadio. Dopo questo preambolo, forse poco chiaro per i non fiorentini, ma necessario per comprendere al meglio l’atmosfera in cui si colloca questo libro, torniamo a 80.doc e al suo autore, Daniele Locchi. Organizzatore di concerti, redattore di una radio libera, ora proprietario di un locale ubicato nei pressi di un suggestivo lungarno, e, chiaramente, anche scrittore, inizia a vuotare il sacco, un sacco enorme, fatto di ricordi, progetti, aspirazioni, tutti dissolti nella confusione di un periodo convulso, vivo ma fin troppo frenetico, attraversato dagli spasimi di una politica che stava prendendo forma in modi e maniere talvolta controproducenti. Il mancato concerto dei Rolling Stones a Firenze è un’altra storia leggendaria che aleggia tra i lungarni, non appena si entra a contatto con determinati ambienti e determinate persone, appartenenti più che altro a quella generazione che fu, in quella città tanto appassionante che fu. Locchi racconta finalmente come sono andate le cose; sembra una cosa da nulla ma in realtà il mancato concretizzarsi di un appuntamento musicale come quello, rimanda a tanti sogni finiti in frantumi, racconta finalmente con ironia e disincanto una generazione che tanto ha fatto ma tanto ha anche sbagliato. Se la storia vi sembra troppo locale e localizzata, dovrete ricredervi; Locchi fotografa una particolare atmosfera in una particolare città, che però può essere estesa a un intero clima che serpeggiava in Italia, nei mitici primi anni ’80, con i loro malumori, le loro ansie, le radio libere e la politica, anni forse mitizzati, ma senza dubbio pieni di un fermento che noi, ventenni e trentenni di adesso, almeno un po’, invidiamo.

Pubblicità

 

Pubblicità

 

 

 
 
 
 
Il nostro sito utilizza i cookie ACCETTO
Se vuoi saperne di più COOKIE POLICY

I NOSTRI PARTNER