Aaa!

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Dopo un banchetto a base di strozzapreti al cinghiale e stufato al barolo Einaudi, Sua Eminenza il Casto, grigissimo prete mancato dalle straordinarie conoscenze economiche e con grande fiuto finanziario, compie un peccato di vanità e decide di entrare all’inaugurazione di una mostra di Giacomelli: ricorda bene la visita dell’ancora non illustre fotografo in seminario, soprattutto lo scatto che gli rubò allora, e vuole rivedersi com’era. A niente valgono le insistenze dei molti uomini di scorta e di sua moglie, quella “maledetta poiana sderenata dalle emorroidi anche nell’utero di pus che ti ritrovi”, quando fa per trattenerlo visto che all’interno della galleria c’è l’Innominabile, il suo Sublaido nemico, che a un certo punto finisce pure sullo sfondo di una foto che li ritrae tutti e tre insieme. Un uomo ricorda la madre morta da poco, le emozioni che solo lei gli provocava durante le telefonate sempre più spiritose degli ultimi anni, che rompevano la solitudine di entrambi: “C’è sempre una scusa per non voler morire”, gli diceva. In questo isolamento torna alla mente anche il riconoscimento di affetto intellettuale arrivato da un giovane ragazzo di vita, il giorno prima che tornasse nel suo Paese... Lo Scrittore Aldo Busi offre il suo cervello alla Première Dame Carla Bruni Sarkozy: “Le metto a disposizione l’intelligenza più brillante e più civile prodotta dal Suo stesso Paese nell’ultimo secolo, cioè un miracolo antropologico, che mi sono prodotto tutto da solo in barba a tutto e a tutti, e di cui resto il solo testimone, quindi, per i più, un balordo come pochi.” Oltre a mettere a disposizione ogni genere di servizi intellettuali e pratici, Busi prende spunto dalla notte di San Bartolomeo del 1572 in cui l’italianissima regina di Francia Caterina de’ Medici fece una strage di Ugonotti, e propone alla moglie del Presidente francese di istituire la notte di Sant’Aldo compiendo la strage dei Negri, o anche La strage dei little Toni: l’impalamento di tutti i latitanti residenti in Francia di destra e sinistra che hanno commesso omicidi durante gli anni di piombo, dopo averli invitati a Palazzo con l’ingannevole promessa di non concedere mai il nullaosta all’estradizione…
Con “Domanda di lavoro a una Prima Donna” Aldo Busi chiude una raccolta di scritti che comprende anche “Il casto, sua moglie e l’Innominabile”, già inserito nell’ultima edizione di Sentire le donne, pubblicato sempre da Bompiani nel 2008, e “Gli occhi della badante”, un racconto che sembra un omaggio a Pier Paolo Pasolini. Torna con un urlo lo scrittore considerato e sedicente migliore italiano vivente, soprattutto creatore di una lingua nuova, densa e significante, sintetica e profondissima, con cui Busi denuncia e giudica il mondo da moralista, come sente debba fare uno scrittore e come in Italia fanno in pochi, avendo i più poco o nulla da dire. Una lingua impegnativa e che richiede attenzione, motivo per cui in molti affermano di conoscerlo ma in pochi lo leggono davvero, facendosi piuttosto un’opinione attraverso le apparizioni televisive che senz’altro lo hanno reso popolare ma che nulla c’entrano con quanto fa uno scrittore “sincronico con il foglio di carta bianco”. Capace di inventare personaggi indimenticabili e disturbanti, veri e propri “mostri” come il Casto, resi vivi pure dal racconto che fanno dei comprimari rendendo convincente e solido il più surreale dei contesti, metafore struggenti come quella dell’uccellino che sbatte contro il vetro della finestra vedendovi riflessa la propria immagine e pensando ci sia un suo simile (che ricorda l’E.A. Poe-metto 4 apparso in Grazie del pensiero del 1995) e nomi esilaranti come la “Sozzoni” (“Oh, una che si occupa di moda”), Busi resta una grande e potente voce (egli direbbe “l’unica e sola”) della nostra letteratura. Da leggere, e rileggere, per il piacere della mente e per il conforto dello spirito.

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