Accanto alla tigre

Accanto alla tigre

Lorenzo sta andando alla presentazione di un libro nei pressi di via Madonna dei Monti, a Roma. Su un muro, di fronte a lui una scritta: PAVOLINI EROE.  Chi è mai quel Pavolini, eroe, che porta il suo stesso cognome? Uri è un giovane amico ebreo di Lorenzo, dottorando in letterature comparate, che studia i discorsi politici di Mussolini e Ben-Gurion, le poesie di Ungaretti e di poeti israeliani. Ma il libro che preferisce, quello che segnala a Lorenzo, è Racconti di Gerusalemme  di Agnon ed il racconto più importante di quella raccolta è Cane randagio. Lì si narra una storia che ha molto a che vedere con i fantasmi del passato che tornano a visitare Lorenzo. Un cane condannato da una scritta che porta sul dorso è l’equivalente di un uomo condannato a fare i conti con il suo passato che prende forma da una scritta su un muro. Pavolini eroe. Ma come si concilia l’immagine del nonno che ti viene a prendere a scuola e ti tiene amorosamente per mano, una mano da cui ti senti difeso e rassicurato, con l’immagine di un uomo la cui mano ha implacabilmente sparato ed ucciso altri uomini? A distanza di anni, ma condotto dalla vicinanza emotiva prodotta dall’appartenenza familiare, Lorenzo prova a fare i conti con quell’eroe che scopre essere suo nonno, un uomo che ha voluto vivere fino in fondo cavalcando la propria tigre, determinando il proprio destino. Lorenzo finisce per smuovere i personaggi di quella fotografia che, sul giornale, gli aveva rappresentato suo nonno a testa in giù, appeso in piazzale Loreto insieme a Benito Mussolini, Claretta Petacci ed altri gerarchi. Suo nonno. Oggi Lorenzo è un giovane intellettuale, uno scrittore attento al teatro ed alle sue nuove proposte, che vive in un quartiere di Roma, l’Esquilino, dove le contraddizioni della realtà si concretizzano nei poli opposti di una umanità multietnica e multirazziale alla quale si oppone una gioventù decisamente reazionaria, nostalgica di una realtà storica mai conosciuta, se non attraverso le mitologie dei racconti storici, sedicente “fascista”. D’altra parte “la distanza più breve è quella che ci separa da noi stessi, dai nostri fratelli, padri, madri, cugini, amici”: scopre così, dunque, Lorenzo, che nel medesimo quartiere sincronia e diacronia della storia, della realtà, si sovrappongono senza scambiarsi, si sfiorano senza conoscersi…
Un racconto che si svolge non lungo la dorsale di una linea logica di sviluppo, ma una diegesi che si dipana in maniera analogica, mettendo insieme presente e passato, gerarchi fascisti e Woody Allen, Repubblica di Salò e Max Biaggi, linee rette di una storia d’Italia e le linee distorte di un romanzo familiare. Un’avventura fantastica, una lettura che impegna e svaga, con un finale a sorpresa ma senza colpi di scena. 

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