Acqua buia

Acqua buia

Texas, anni Trenta. Sul finire di un’estate calda e arida, Sue Ellen accompagna il padre a pescare nel fiume Sabine: con lei l’amico fidato Terry. La ragazzina in realtà detesta il padre, un uomo violento che si comporta da tiranno e che ha ridotto la madre in perenne stato di depressione e totalmente dipendente da farmaci e alcool, unica via di salvezza per sopportare gli umori e le botte del marito. Eppure, quel giorno preferisce di gran lunga scendere giù al fiume assieme a Terry piuttosto che starsene in casa a passare lo straccio per terra. Sue Ellen odia comportarsi come una ragazza “normale”, legandosi i capelli e trascorrendo le giornate ad imparare come si manda avanti un orto o come si sbrigano le faccende domestiche. Una noia mortale. A lei piace fare le cose da ragazzi e soprattutto non vuole che la sua vita diventi la fotocopia di quella della madre. E mentre osserva il padre e lo zio rastrellare dalla superficie dell’acqua – resa scura dai sacchi di noci acerbe gettati in profondità – i pesci storditi che vengono a galla, Sue Ellen scorge fra le acque del fiume il vestito a fiori blu della sua amica May Lynn, che affiora poco dopo legata mani e piedi ad una vecchia macchina per cucire Singer...

Salutato negli Stati Uniti come “il capolavoro” di Joe R. Lansdale, Acqua buia non poteva non avere come protagonista il suo amato Texas. Negli anni della Grande Depressione, il razzismo colpisce quasi indistintamente gli uomini di colore, le donne (come la madre di Sue Ellen, vittima di un marito violento e al tempo stesso della propria convinzione di meritare tale trattamento perché “sta scritto nella Bibbia”) e i gay, che qui hanno come rappresentante Terry. Un noir che ha tutte la caratteristiche della favola, sebbene i toni siano ovviamente assai scuri ed il sapore amaro. Sue Ellen, Terry e l’amica di colore Jinx, dopo aver dissotterrato un bel gruzzoletto grazie ad una mappa che May Lynn aveva nascosto in casa, intraprendono un lungo viaggio al quale si aggrega anche la madre di Sue Ellen nel tentativo di liberarsi del marito e di ricominciare una vita altrove. Proprio come voleva fare la povera ragazza trovata morta nel fiume: scappare ad Hollywood e diventare una stella del cinema. E così questo viaggio ben presto diventa una fuga spericolata attraverso il Texas nel tentativo di sottrarsi alle grinfie dell’avido zio, di un poliziotto corrotto e – come in ogni fiaba che si rispetti – di una sorta di terribile “orco”: Skunk, un assassino dal sangue pellerossa che mozza le mani ai suoi nemici e le indossa a mo’ di collana attorno al collo. Lansdale ci affascina ed ipnotizza ancora una volta con una storia cupa, violenta, in cui i personaggi sono curati nei minimi dettagli e in cui il ritmo della narrazione non concede pause. Ancora una volta i protagonisti sono dei ragazzini; perché, come ha affermato lo scrittore americano in una intervista di qualche anno fa, il vero segreto di scrive è “non crescere mai, non perdere mai lo sguardo dei ragazzi”. Ma ciò che veramente amerete di questo lungo racconto è che, nonostante la violenza, l’ingiustizia e le paure più profonde ed insondabili dell’animo umano, in fondo al tunnel buio si scorge un piccolo barlume di speranza, che rinvigorisce il sogno americano e rispolvera tutti quei sogni che “scorrevano lungo il fiume, su un’acqua scura e senza luna”.



 

 

 

 
 
 
 

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