Acquanera

Acquanera

Fortuna torna dopo dieci anni a Roccachiara, un paesino del nord Italia dove ha sempre fatto molto freddo e dove la gente ha sempre parlato troppo. Ripercorre le vecchie strade, le piazzette ed il piccolo belvedere che si affaccia sul lago del paese.  È grande, silenzioso e le sue acque scure e pericolose. Molti hanno perso tutto tra quelle acque. Giunta a casa incontra sua madre, Onda, che, dopo tanto tempo, non le dà neppure un abbraccio, ferma sulla soglia di casa, in vestaglia, con la sigaretta in bocca e troppe rughe per la sua età. Nessuna sorpresa nei suoi occhi. Sapeva che sua figlia sarebbe tornata, l’ha sognato la notte prima. Fortuna è tornata in paese per un solo motivo, sapere se il corpo rinvenuto nel bosco poco tempo prima appartenga o meno a Luce Ranieri, la sua unica amica di infanzia, scomparsa anni prima e mai ritrovata. Fortuna comincia a ricordare il passato, ma, per fare chiarezza sulla sua storia, inizia dall’arrivo a Roccachiara di sua nonna Elsa, un giovane bambinaia presso una ricca famiglia del paese. Quella di Elsa non è stata una vita serena. Elsa sogna. Sogna l’acqua del lago, le persone. Non sono sogni chiari, ma anticipano sempre una tragedia. Su di lei cala una brutta reputazione, perde il lavoro e la sola persona a prendersene cura, l’unica disposta ad ospitarla, è la vecchia Clara Castello; anche lei ha delle doti particolari, è pratica di erbe e di pozioni, di fantasmi, anche lei è malvista e sulla bocca di tutti…

Se il romanzo di esordio, Il rumore dei tuoi passi, aveva luogo nella Fortezza, un complesso di palazzi grigi e fatiscenti di periferia, anche in Acquanera la D’Urbano sceglie un’ambientazione circoscritta, ben delimitata, a tratti claustrofobica. Un piccolo paese di montagna in cui le possibilità di cambiare la propria vita sono poche, dove comanda il passaparola e la gente difficilmente accetta il diverso. È qui che si dipana la storia di tre donne, tre destini accomunati da un dono o da una maledizione, un’eredità sovrannaturale che le mette in comunicazione con il mondo dell’al di là e che, inevitabilmente, le taglia fuori dal mondo reale. Tre donne e tre nomi, in un sarcastico nomen omen che declina tutta la loro vita: Elsa, che sa trovare la forza di sopportare, Onda, che arriva e distrugge chiunque sia sulla propria strada, incapace di amare, Fortuna, che racchiude in sé la speranza. Attraverso di loro, la D’Urbano esplora la ricerca di una catarsi, che sia con la sopportazione, con l’odio o con la fuga, un moto che non parte, però, dal quotidiano, ma dal cuore stesso, dalla necessità di venire a patti con la propria natura, ma soprattutto di non farsene dominare. Presenza morbosa e dominante è, infine, il lago, un sovrannaturale concreto, un luogo tra i due mondi che, impietosamente, sembra collegato alle tre donne ed ai segreti che queste custodiscono. In questo secondo romanzo Valentina D’Urbano mostra, poi, una sicura crescita autoriale, sia per la tenuta della trama che per il linguaggio, sempre scorrevole e che si fa leggere senza mai incappare in passaggi minori o che allentino l’attenzione.



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