Acque amare

Acque amare

Giovanni Capotosti contempla il lago che circonda l’isola di San Giulio. Sta per compiere sessantacinque anni ma è ancora un bell’uomo. Alto, robusto, capigliatura folta, dimostra dieci anni meno della sua età. Ma è malato, a tal punto che ora cammina con l’aiuto di un bastone e presto finirà su una sedia a rotelle. Ma in fondo ha avuto molto dalla vita, è diventato uno degli imprenditori più in vista di tutta la zona. Insomma, Giovanni Capotosti ha il dono del successo e si può dire che possieda tutto quel che vuole. Tranne l’amore. Perché lui, anche se ormai è sposato da molti anni e ha un figlio che lavora con lui, ama ancora il suo primo grande amore, quella Dolores Mainardi conosciuta tanti anni fa: Dolly, per lui. Il 6 febbraio di quasi quarant’anni prima lei lo ha lasciato e non c’è più stato nulla da fare per convincerla a tornare. Ma oggi ha in tasca una lettera scritta dalla sua Dolly, in cui gli dice che ha un figlio e che proprio lui, Giovanni, è il padre. E lui ci crede senza riserve, perché l’amore ci fa vedere solo ciò che siamo disposti a guardare…

Folti capelli neri e grossi baffi, ecco che torna il vice commissario Enea Zottìa nell’ultimo romanzo di Marco Polillo. E ritorna anche il Lago d’Orta, quinta teatrale per un’indagine che parla di rimpianti, ambizioni infrante, paure e mediocrità di una moderna famiglia piccolo-borghese. Zottìa è un ispettore a cui ci si affeziona perché non mette distanze fra lui e il lettore. Ma lo accompagna lentamente a scorgere gli indizi, a riordinare gli eventi. Acque amare è un buon giallo, classicamente fedele al genere, quasi ortodosso nel seguire tutte le regole. L’intreccio è ben orchestrato, nessuna sbavatura o imperfezione, ogni elemento si trova al posto giusto e si viene a conoscere al momento giusto. Un rigore che toglie un po’ di spazio al piacere narrativo, tutto scivola via senza fatica. Senza farsi troppe domande perché per ognuna si trova la risposta. Ciò che resta alla fine del libro è un sapore nostalgico, amaro, di un tempo quasi immobile. Resta però un dubbio: se quelle “acque amare” del titolo del romanzo non alludano metaforicamente a un’ordalia medievale, la “prova delle acque amare” che veniva realizzata nei confronti delle donne sospettate di adulterio. In tal caso il titolo conterrebbe un prezioso indizio.



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