Ad personam

Ad Personam

La prima legge Ad-Personam risale al 6 dicembre 1984: in realtà ci avevano provato qualche giorno prima ma il primo “decreto Berlusconi” (atto a bypassare le sentenze della Corte costituzionale che liberalizzavano le tv private ma solo su scala regionale e dunque vietavano alle emittenti commerciali di trasmettere in contemporanea su tutto il territorio nazionale) fu dichiarato incostituzionale. Così il governo Craxi fu costretto a varare in fretta e furia un secondo “decreto Berlusconi” che salvò di fatto le reti Fininvest. Vengono poi i tempi in cui i decreti Berlusconi prendono il nome sia dell’autore, sia del beneficiario: la discesa in campo, appunto, di Silvio in persona nel 1994. Il richiamo al miracolo italiano, ad un nuovo modo di fare politica, oltre la vecchia partitocrazia; ideali di libertà fondati sulla tv, sui sorrisi, sulle canzoni, facendo leva su quello che in quel momento è il sentimento comune del popolo italiano: la rivalsa nei confronti di una classe politica vecchia e corrotta. Non ci sono solo le televisioni da salvare, c’è anche da salvar-si; lo stesso anno scoppia lo scandalo delle tangenti alla Guardia di finanza che investe direttamente la Fininvest; Tangentopoli c’è ancora e sta per travolgere le aziende di proprietà del Presidente del Consiglio. Si rompe l’idillio legalitario del premier, il pool di Milano diventa il nemico, prioritaria diventa la tutela di tutti quelli colpiti da Mani pulite. E così alle leggi Ad-personam si aggiungono quelle per gli altri (Ad-personas), per le aziende (Ad aziendas, a volte Ad aziendam), depenalizzazioni, condoni, sconti di pena, decreti interpretativi, indulti; più in generale provvedimenti Ad castam che paiono giovare solo a chi è all’interno di un sistema di potere politico-economico. Dal ’94 ad oggi, poi, non c’è stato solo Berlusconi, anche il centro-sinistra ha dato il suo contributo coi governi Prodi, D’Alema, Amato e poi un’altra volta Prodi. Un’incredibile staffetta perpetrata alla luce del sole, sorprendentemente sfacciata perchè individuabile sotto la lente oggettiva e incorruttibile dei testi legislativi, resa possibile da un sistema informativo agonizzante e da opposizioni spaventapasseri. E adesso ci si aspetta il cosiddetto processo breve, il provvedimento anti-intercettazioni e poi chissà altro…
Potrebbe essere un romanzo fantascientifico quello in cui i cittadini di un futuribile stato post-democratico siano costretti ad eleggere dei governi di nominati da psudo-partiti (nelle cui file militano personaggi sempre più vecchi e insignificanti) e questi stessi governi dedichino gran parte del proprio tempo alla promulgazione di leggi ad uso e consumo degli uomini di potere. Invece Marco Travaglio racconta sedici anni di realtà politica italiana. Un’imponente e scientifica raccolta sul perseverante istinto di autoconservazione della casta. Cinquecentottantasette pagine di spudoratezza palese e disarmante. Potremmo arrovellarci il cervello per giorni interi chiedendoci il perché, dopo tutto questo, non crolli ancora Sansone con tutti i Filistei; ognuno si darà le sue possibili spiegazioni, di certo questo libro ci mostra come non esista nessuna legge ad-personam che faccia vantaggi soltanto alla personam a cui è dedicata senza provocare danni a tutti gli altri. Ma allora come mai non sembriamo rendercene conto? Omissioni del sistema informativo (in gran parte controllato dal legislatore stesso), assuefazione da musichette, da sensazionalismi, da clamori sterili; la paura del diverso ha finito per allontanarci dalla paura del nostro simile. E così i capri espiatori sono diventati i migranti (non a caso la Lega Nord è il partito che negli ultimi anni ha guadagnato più consensi), e noi non ci siamo più guardati allo specchio.


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