Addio alle armi

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Estate 1917. La sanguinosa e interminabile battaglia dell’Isonzo ora pare sorridere alle truppe italiane, che occupano Gorizia mentre i combattimenti infuriano ancora sulle montagne attorno alla cittadina. Frederic Henry è un giovane americano arruolatosi nell’esercito italiano come volontario: ha il grado di tenente e si occupa delle ambulanze e del trasporto dei feriti. Gorizia è quasi intatta, la popolazione la abita ancora e ci sono ospedali, caffè e ben due bordelli, uno per i soldati e l’altro per gli ufficiali. La sera a cena si conversa amabilmente davanti a qualche bicchiere di vino rosso: soprattutto si raccontano le avventure galanti con le prostitute e si prende in giro il giovane cappellano, un ragazzo mite che arrossisce facilmente. Il miglior amico di Henry è il tenente medico Rinaldi, un chirurgo con fama di dongiovanni. In quel periodo Rinaldi sta corteggiando un’infermiera inglese, Catherine Barkley, che ha perduto il fidanzato – caduto in trincea – l’anno precedente, ma quando presenta la ragazza a Frederic tra i due scatta un’attrazione che per l’americano è solo estetica mentre per la britannica è qualcosa di più romantico e profondo. Tra baci roventi e imprudenti dichiarazioni d’amore, la relazione tra il tenente e l’infermiera si approfondisce, tanto che la guerra scompare quasi sullo sfondo. Ma sta per scattare una nuova offensiva contro gli austriaci: Frederic deve partire per il fronte con una piccola flotta di ambulanze…

Scritto – come ha raccontato lo stesso autore – tra Parigi, Florida, Arkansas, Missouri e Wyoming dall’inverno 1928 alla primavera del 1929, Addio alle armi è il romanzo che ha dato la fama e la ricchezza a Ernest Hemingway, anche grazie alla trasposizione cinematografica firmata nel 1932 da Frank Borzage (e altre ne sono seguite negli anni, per la regia tra gli altri di Charles Vidor, John Huston, Richard Attenborough). Durante la sua stesura il giovane scrittore ebbe un figlio e perse il padre suicida, e il libro curiosamente uscì il giorno esatto del “crollo” di Wall Street dell’ottobre 1929. Ma il destino glorioso di Addio alle armi non è legato alla cabala, non è scritto nelle stelle: è scritto nella potenza della scrittura di Hemingway, nella sua strepitosa modernità, nel suo fascino mainstream e nel suo appeal commerciale, perché no. Sullo sfondo corrusco e violento della Grande Guerra – alla quale, quasi come il suo Frederic Henry, ha partecipato come autista di ambulanze in Italia e in Francia – lo scrittore innesta con gusto squisitamente cinematografico robuste dosi di melodramma, intrecciando la storia di amore e morte di Frederic e Catherine alla cronaca storica: le battaglie, la disfatta di Caporetto, la diserzione, la fuga nella neutrale Svizzera. L’antimilitarismo che trasuda – più per inerzia che per scelta militante – dalle pagine di Addio alle armi ne causò la messa al bando nell’Italia mussoliniana: il romanzo infatti è uscito in Italia solo nel 1945, quasi vent’anni dopo la pubblicazione, anche se nel 1943 già ne circolava una tiratura clandestina per la quale la traduttrice Fernanda Pivano fu addirittura arrestata. Questa nuova edizione Mondadori del kolossal di Hemingway è quella successiva al ritrovamento di ben 47 finali alternativi del romanzo scartati dall’autore, qui riportati in appendice.



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