Addio Vienna

Addio Vienna
“Nel 1922 avevo tre anni e Vienna era la mia città. Vivevo con mia madre e, pur essendo molto piccola, già avvertivo quella sensazione di solitudine che mi avrebbe accompagnato per molti anni della vita”. Ludmilla – detta Milly – si ritrova a trascorrere le giornate con la nonna Wilma, donna tra le più note nell'ambiente culturale viennese, e la madre Fortuneé, militante socialista e amica di Sigmund Freud. La prima sempre pronta a consigliare e aiutare la giovane nipote, la seconda eccessivamente ambigua, stravagante e poco presente nella vita della figlia. Ma nonostante questo, Milly, che si sente trascurata e poco amata, nutre per lei una vera e propria adorazione. Anche quando dall'età di sei anni si ritrova a peregrinare da un collegio all'altro, perché la madre è troppo impegnata nelle serate di bridge, del partito socialista e del comitato di difesa degli animali di cui è vicepresidente. Nessuna figura maschile nell'infanzia di Milly. Fino a quando non arriva il periodo dell'adolescenza e, poi, dell'università, in cui inizia ad avere rapporti con gli uomini sbagliati, amori - o presunti tali – che si rivelano nella maggior parte dei casi delle delusioni. Sono anni difficili per Milly, ma lo saranno ancora di più con l'invasione dell'Austria da parte delle truppe del Terzo Reich nel 1938. È impegnata con i corsi all'Accademia delle Belle Arti, ma sente che qualcosa sta cambiando, che il sangue ebreo che scorre nelle sue vene, sarà la causa della tragedia che si riverserà su tutta la sua famiglia. Iniziano, infatti, i soprusi e le violenze contro gli ebrei e le prime deportazioni nei campi di concentramento, dove troveranno la morte la bisnonna e la nonna di Milly. Lei, forte della carica e della spregiudicatezza tipica della gioventù, affronterà fughe e avventure che vedranno momenti di seria tensione, soprattutto quando dall'altra parte della porta si materializzano soldati tedeschi pronti ad arrestarla solo perché ebrea...
Un romanzo autobiografico che non lascia spazio ai sentimentalismi. Un'esistenza difficile e colma di delusioni, che troverà riscatto solo con la fine della guerra. Ludmilla Helga Siersch racconta la sua vita in modo lucido e senza interruzioni, delineando lo sfondo storico-culturale della Vienna anni Venti, grazie all'ambiente familiare a cui apparteneva. Grande attenzione è stata rivolta alla figura della nonna Wilma, donna colta e di gran fascino, dama di compagnia di Zita d'Asburgo e anima dei salotti più importanti della città, frequentati da intellettuali quali Stefan Zweig e musicisti come Strauss e Bruckner. Una nonna che ha un debole per Milly e che ha sempre cercato di aiutarla, fino a quando non è stata rinchiusa in un lager. Le difficoltà della guerra, quell'identità da tenere nascosta, nonostante la stella cucita sui vestiti, e le amicizie che hanno permesso all'autrice di scappare e rifugiarsi in Italia, trovando così la salvezza, sono una testimonianza fondamentale che – come si legge nella prefazione di Mario Monicelli - hanno reso questo romanzo un racconto di “fatti veri, sulla vita vissuta, senza moralismi né aggiunte”.

Pubblicità

 

Pubblicità

 

 

 
 
 
 
Il nostro sito utilizza i cookie ACCETTO
Se vuoi saperne di più COOKIE POLICY

I NOSTRI PARTNER