Affetti speciali

Affetti speciali
“Col passare degli anni, per me, è sempre più difficile svegliarsi in orario per andare a lavorare. Soprattutto il lunedì è dura”. Lui, da psicologo, non può fare a meno di considerare quello che combatte mentre è ancora a letto – dove vorrebbe tanto rimanere – “il primo conflitto interiore della settimana”. Se poi appena arrivato in ospedale trova davanti alla sua stanza un giovane in forte stato di agitazione, a stento tenuto buono da un infermiere, si può proprio dire che la settimana inizi alla grande. Bene, un respiro e si comincia. Lui fa accomodare il ragazzo e intanto, con studiata lentezza, poggia la borsa, dà da mangiare ai pesci, accende il computer. Gennaro, sui trent’anni, non si è seduto affatto, continua a camminare avanti e indietro; nemmeno tanto strano se si considera che chissà perché è passato dall’ospedale quella mattina quando invece è uscito di casa deciso a farla finita. Ha un lavoro, è felicemente sposato, con sua moglie sta cercando di avere un bambino ma, nonostante abbia più volte fatto analisi specifiche risultate sempre negative, è convinto di aver contratto l’AIDS. È sicuro che quegli esami siano sbagliati e la convinzione di essere ammalato lo sta distruggendo. Ha deciso che così non vuole più continuare a vivere… Martedì. La signora seduta di fronte a lui ha circa quarantacinque anni e si chiama Roberta. È laureata, ha due figli adolescenti, un marito innamorato che ama, è bella e curata. La sua storia clinica pregressa consiste in anni di psicofarmaci e ricoveri in strutture specializzate più un tentativo serio di suicidio, inoltre si taglia e ha un pensiero di morte quasi costante: la diagnosi è depressione grave. “Se lei non l’ha mai vissuta, come può immaginare cosa provo io in certi momenti? Cosa ne sa della depressione? L’ha studiata per caso sui libri? Io ho un vuoto dentro, un buco nero enorme”. Tutto mi pare privo di senso”. Cosa deve fare davanti a questa specie di aggressione verbale lo psicologo? Il primo passo è “una reciproca operazione di valutazione dell’altro. […] Proprio come fanno certi animali che, in presenza di un nuovo stimolo o di un nuovo territorio, hanno bisogno di annusarlo”…

Dieci storie, due settimane di lavoro attraverso gli incontri di uno psicoterapeuta e dieci suoi pazienti. Le loro vicende sono immaginate concentrate ciascuna in un incontro, le storie vere trasfigurate in certo modo attraverso la finzione narrativa. Eppure l’empatia – ad un tempo professionale ed umana – che traspare dalle parole del dottor Alberto Vito, napoletano, esperienza trentennale alle spalle, non risparmia la drammaticità delle situazioni, nonostante il tono rilassato e qua e là anche ironico. Le delicate dinamiche, gli equilibri necessari nel rapporto paziente/terapeuta sono comunque intuibili ed evidenziano tutto l’amore di un professionista motivato nei confronti di un lavoro difficile eppure affascinante quale è quello a contatto con il disagio mentale. Lo stress emotivo per il terapeuta è notevole, è come se – in certo modo – si facesse carico del peso sopportato dai suoi pazienti nel tentativo di aiutarli a portarlo e alleggerirlo. Di questo carico emotivo Vito parla con serenità sottolineando che questo rapporto può funzionare soltanto se si stabilisce una alchimia tra le due parti. I racconti non sono, quindi, soltanto storie di pazienti ma parlano anche del terapeuta e del suo modo di vivere la professione. Naturalmente non si tratta di un manuale di psicoterapia, eppure le esperienze potrebbero risultare utili a chiunque si interessi in qualche modo all’argomento. La forma romanzata permette una lettura scorrevole e gradevole. Due affermazioni del dottor Vito in una intervista colpiscono in maniera particolare: “ È importante rispettare ogni persona come individualità, ricordando che ogni esperienza umana ha una specificità”. E ancora: “Il terapeuta dovrebbe essere consapevole dei propri limiti e delle proprie difficoltà ad affrontare certe specifiche situazioni”. Ecco, questo tipo di approccio motiva ancora di più alla lettura di questi racconti, rivelando una passione autentica nei confronti della persona, prima che del paziente.



 

 

 

 
 
 
 

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