Affetti straordinari

Affetti straordinari
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È il 2 ottobre 1960, una mattina come tante per Nathan McCann. Si alza all’alba, prepara il caffè, si mette il fucile in spalla, chiama la fedele cagna Sadie e avvia verso la campagna per la consueta caccia all’anatra. Un’esistenza tranquilla la sua. Il suo matrimonio si è arenato da tempo e anche se lui e la moglie dormono ormai in stanze separate convivono senza pestarsi i piedi. Nessuno scossone, nessuna emozione troppo forte per loro: fino a quella mattina. Sadie è nervosa, eccitata e Nathan decide di darle ascolto e seguirla fino a un albero. È ancora buio, il freddo toglie il fiato, nessuno mette piede da quelle parti tranne lui, ma ecco che da sotto le piante sbuca un piedino, così piccolo da lasciarlo inebetito per alcuni istanti. Nathan scosta le foglie e recupera il corpo livido di un neonato infagottato dentro un enorme maglione e con una cuffietta fatta a mano in testa. La corsa in ospedale, la possibilità che il bimbo non sopravviva, i pensieri che si affollano, l’eccitazione per quel segno del destino. Nathan non ha figli e un’idea lo coglie all’improvviso: adottare il piccolo che ha salvato. Vede in lui del potenziale per il futuro, un nuovo inizio e ancora prima di scoprire se il piccolo se la caverà comincia a contattare chi può dargli consiglio. Ma è un desiderio che la realtà infrange quasi subito: la nonna del bambino è viva e avrà l’affidamento, le aspettative dell’uomo vengono ridimensionate, ma forse è solo questione di tempo…

Appassionata di sport e fotografia, Catherine Ryan Hyde ha abilmente approfittato dei suoi viaggi attraverso gli Usa per raccogliere esperienze e impressioni da poter rielaborare e utilizzare nel creare i suoi personaggi. In particolare sta a cuore all’autrice americana il mondo spesso sconvolgente dei ragazzi con un passato travagliato. Famiglie disastrate, amicizie sbagliate, rapporti conflittuali sono il punto di partenza dei suoi libri e del percorso che i personaggi affrontano. La storia dei due Nathan – il bimbo viene chiamato con lo stesso nome dell’uomo che lo ha salvato – viene narrata a partire dal 1960 fino al 2000. Un legame indissolubile si crea tra i due grazie alla volontà dell’uomo, che non rinuncia mai al suo ruolo paterno e di supporto nei confronti del bambino, poi ragazzo e infine uomo a sua volta, che a causa di un carattere impulsivo, numerosi errori di valutazione e scelte avventate mette a dura prova i propri affetti. L’autrice non indulge al pietismo o a forzature sdolcinate, racconta come certi rapporti messi alla prova non superino gli ostacoli e come altri, non necessariamente vincolati dal sangue, siano capaci di resistere agli strattoni. Commettere errori è una scelta, ma lo è anche voler andare avanti. E quando verrà chiesto a Nathan senior perché tanta abnegazione verso il più giovane, lui con semplicità risponderà: “Perché no? Che cos’altro ho fatto di straordinario nella mia vita?”.



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