Afrodisia

Afrodisia

Atene, 404 a.C. Sull’Acropoli le Ergastine si preparano a trascorrere insieme i mesi che mancano alla festa più importante della città. Sono state prescelte per realizzare il peplo sacro con cui verrà rivestita la statua di Atena durante la processione delle Panatenee. A controllare che tutto vada secondo le regole degli antenati è Corinna, sacerdotessa della dea. Lei sa che quell’anno il compito è particolarmente delicato perché la sua città è governata dai malfattori comandati dagli Spartani. I nemici arrivati a bordo delle loro navi hanno sconfitto la flotta ateniese a Egospotami e il generale Lisandro è entrato nel Pireo da padrone, come da padroni si comportano ora i suoi sostenitori, minacciando, razziando e uccidendo. Ben altri tempi ricorda Corinna, quando la democrazia era nel suo massimo splendore. Ed è raccontando quell’epoca ormai passata che intrattiene le compagne. Narra di Afrodisia, con cui ha condiviso gli anni felici dell’infanzia e che crescendo è diventata tanto avvenente che persino il grande Fidia l’ha voluta come modella. Ogni giorno, mentre le mani corrono veloci sul tessuto, la voce di Corinna rievoca le vicissitudini che hanno fatto di Afrodisia una delle etere più ammirate di Atene, pari persino ad Aspasia. Il lavoro procede alacremente e intanto, di punto in punto, di ricamo in ricamo, si concretizza in segreto anche un piano per contrastare i farabutti al servizio degli invasori. È l’unica ribellione che possano mettere in atto quelle che il proprio sesso ha relegato ai fili, al telaio, alle muliebri occupazioni, alla procreazione e alla sottomissione…

Non fatevi trarre in inganno dall’elegante ma un po’ fuorviante copertina. Afrodisia, esordio nella letteratura di Anna Genovese Kalcich, non è un libro erotico ma un romanzo storico. I suoi personaggi non sono esistiti nella realtà, ma il contento in cui agiscono è quello della civiltà greca classica, dalla gloriosa età di Pericle alla decadenza seguita con il domino dei Trenta Tiranni. I particolareggiati riferimenti che precisano la funzione, lo svolgimento e i protagonisti della cerimonia religiosa in onore della divinità protettrice di Atene rischiano un po’ l’effetto Bignami. A controbilanciare le molte nozioni è la vicenda di Afrodisia, figlia di una schiava, cresciuta nella stessa casa di Corinna e allevata fra gli agi, poi ceduta ancora bambina dal padre-padrone a un sordido postribolo e salvata due volte da una sorte crudele, prima da un’anziana cortigiana che era stata famosa in tutta l’Ellade per la sua avvenenza, poi dal nobile Antenore che l’adorerà fino all’ultimo respiro. Una storia d’amore dunque, ma anche, come si scopre alla fine, di una “resistenza” tutta al femminile messa in atto con i soli strumenti che le donne di allora potevano permettersi. Una storia inventata ma che sarebbe bello fosse vera e che non è del tutto escluso che lo sia, ignorata dagli annali e dalle cronache ufficiali. Perché, come precisa l’autrice, in fondo “la storia l’hanno scritta gli uomini”.



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