Agguato ai Nibelunghi

Agguato ai Nibelunghi
Galia è una giovane ma validissima agente del Mossad.  Mandata in missione a Bolu, in Turchia, per fare luce con le maniere spicce che solo gli israeliani sanno mettere in pratica al meglio sui piani dell’alleanza segreta tra Iran e Turchia, riesce a scoprire i dettagli di un lancio di missili a medio raggio verso Israele. Inizialmente la missione può considerarsi un successo perché le informazioni vengono estorte direttamente dal generale iraniano Farzan Karabashi attraverso la tortura. Galia però viene catturata prima di riuscire a lasciare il Paese e quindi Alex Bartal, capo della divisione operativa del Mossad a Glilot, non tentenna neppure un minuto e si butta immediatamente nella mischia per salvare la collega. La vicenda però sembra improvvisamente assumere dei contorni molto più sfumati e complicarsi dannatamente quando una catena di omicidi misteriosi toglie di scena parecchi agenti israeliani dormienti dall’identità segreta , di stanza nelle principali capitali europee: gli appartenenti al cosiddetto Anello dei Nibelunghi. È evidente che tra di loro si nasconde una talpa e perciò Bartal sarà obbligato a recarsi anche a Berlino in una disperata corsa contro il tempo e combattere così su due fronti per scoprire il  misterioso traditore…
La prima cosa che colpisce positivamente fin dalle prime pagine di Agguato ai Nibelunghi è il ritmo serrato del susseguirsi delle azioni e la narrazione incalzante che ricordano molto da vicino un action movie di Hollywood. Il racconto inoltre mescola sapientemente il presente della scena mediorientale con il passato dell’Olocausto e tratteggia i personaggi con dei contorni umani, verosimili e meno stereotipati. Alex Bartal ad esempio - nonostante sia un vero e proprio eroe della nazione e sia caratterizzato da una spiccata chuzpa - è un uomo fragile e distrutto dalla perdita della moglie e dalla lontananza dell’unica figlia, e molto spesso questa debolezza viene alla luce. Coloro che sono già aficionados delle vicende del protagonista potranno osservarlo in questo romanzo sotto una luce tutta nuova e particolare. Roni Dunevich - copywriter e art director pubblicitario, figlio d’arte dato che suo padre Nathan è una firma importante del celebre quotidiano israeliano “Haaretz” - ha infatti pubblicato infatti tre romanzi di spionaggio dedicati a Bartal e tutti hanno riscosso un enorme successo in patria. Consigliato vivamente a tutti gli amanti delle atmosfere à la Bourne Identity.

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