Agostino

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Versilia, primi anni ’40. Il tredicenne Agostino sta passando l’estate al mare in compagnia di sua madre, una donna bella e formosa, ancora nel fiore degli anni. Al ragazzino pare che tutti gli uomini che frequentano il loro stabilimento balneare non facciano altro che guardare sua madre con ammirazione e malizia, in un certo senso invidiandolo: perciò si sente come “sopra una ribalta, sotto gli occhi attenti di centinaia di spettatori”. Tutte le mattine Agostino e sua madre escono in pattino, fanno il bagno al largo, poi la donna fuma una sigaretta prendendo il sole e - mentre il ragazzo rema voltandole le spalle - ogni volta si toglie il reggiseno e abbassa il costume sul ventre per abbronzarsi di più. Dopo qualche giorno di vacanza, questo rituale viene bruscamente interrotto dall’irrompere sulla scena di un giovanotto “bruno e adusto”, che invita la madre di Agostino a fare un giro in pattino. Costernato, lui la vede accettare subito la proposta e seguire lo sconosciuto docilmente, “con la solita lentezza maestosa e serena”. I due rimangono al largo ore, mentre Agostino brucia di gelosia e inquietudine. Il giorno seguente la scena si ripete, ma stavolta la donna porta con sé il figlio, che quindi assiste suo malgrado alle schermaglie tra i due: dialoghi insinuanti, ammiccamenti, confidenza non giustificata, un atteggiamento frivolo da parte della madre mai visto, insomma una tensione erotica che infastidisce e ferisce Agostino. Il ragazzino prova “una viva ripugnanza per queste passeggiate” e così inizia a sottrarvisi, lasciando la madre al suo flirt. Un giorno, scottato da uno schiaffo che la donna gli ha dato dopo che lui l’aveva canzonata perché il suo giovane corteggiatore quella mattina non si era fatto vedere, si rifugia a piangere in una cabina dello stabilimento balneare. Qui incontra un gruppo di ragazzini del luogo, sfrontati e aggressivi, e si aggrega a loro – lui timido, introverso, imbranato ragazzino di città – in cerca di avventure…

Scritto nel 1942 durante un agosto trascorso ad Anacapri (da cui il titolo del libro e il nome del protagonista), il romanzo breve Agostino ha sin da subito avuto vita difficile con la censura. Pubblicato solo in tiratura limitata nel 1943, ha dovuto attendere il 1945 e la fine della Seconda guerra mondiale per uscire in libreria, per i tipi di Bompiani. E in effetti la cosa non sorprende, visto in quali profondità Alberto Moravia affonda le mani per cavarne la sua storia e i suoi personaggi. Il cuore della vicenda è ovviamente il complesso edipico del giovanissimo protagonista, che come tutti i maschi preadolescenti è morbosamente legato alla madre e la difende come sua dagli assalti degli altri maschi (compreso il padre, che qui però è assente). Per superare questa impasse Agostino dovrà definire una sua sessualità e una sua identità, imboccando la strada che lo farà diventare un uomo. Una strada in questo caso abbastanza impervia, lungo la quale incontrerà la pedofilia, la prostituzione e la violenza noncurante e selvaggia dell’adolescenza. Un “bildungsroman ormonale” che pare scritto di getto, senza un’ossessiva attenzione all’aspetto stilistico e letterario dal quale nel 1962 fu tratto un film per la regia di Mauro Bolognini interpretato da Ingrid Thulin, Paolo Colombo e John Saxon.



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