Agosto, foto di famiglia

Agosto, foto di famiglia
Una casa di campagna dalla forma irregolare fuori Pawhuska, in Oklahoma, a novantasei chilometri da Tulsa in direzione nordovest. Ha più di un secolo ed è stata probabilmente costruita da un clan di coloni irlandesi che aveva fatto fortuna. Grazie ad ampliamenti, ristrutturazioni e riparazioni è stata sostanzialmente rammodernata più o meno fino al 1972, anno in cui sono cessati i lavori di manutenzione strutturale. Il pianterreno. Nella sala da pranzo c’è un tavolo stile Mission da otto; nella credenza coordinata sono conservati i servizi di porcellana. Sopra il tavolo c’è un lampadario malandato di cristallo che emana una cupa luce gialla. Più in là sul palcoscenico un arco conduce a un salottino. Su un tavolino accanto a una poltrona imbottita c’è un telefono a disco. Più in là ancora una porta dà su un corridoio. La sala ospita un letto a scomparsa, un televisore, uno stereo con il piatto, un piano elettrico Wurlitzer. Nello studio una scrivania di medie dimensioni è sommersa da pile di libri, bloc notes, cartelline di carta manila, carta da lettere. Più in là un arco conduce alla porta d’ingresso della casa, al pianerottolo e alla scala che sale al primo piano. Oltre ancora c’è una porta da cui si intravede la cucina. Il portico anteriore è cosparso d’erba secca, su cui si trovano alcuni giornali di provincia arrotolati. La scala porta al primo piano: il pianerottolo sta proprio sopra al salottino del pianterreno. Sotto alla finestra c’è una panca imbottita; un corridoio conduce alle camere da letto e un’altra scala porta alla mansarda, un locale unico al centro con il tetto spiovente e le pareti inclinate, trasformato in economia in una camera da letto. La casa è piena di libri. Tutte le finestre sono coperte da tende di plastica scadenti attaccate con nastro adesivo nero, che non lasciano entrare la luce esterna. Beverly, un uomo ormai anziano, è nella sala: pensa, parla e cita Eliot con un misto di invidia, ironia e ammirazione, mentre la moglie Violet bofonchia schiava delle sue pillole…
I parenti sono come un paio di scarponcini: più sono stretti più fanno male. E di parenti serpenti, fratelli coltelli, suocere rompiscatole e simili è piena la letteratura almeno tanto quanto il formulario delle frasi ricorrenti, dalle barzellette fino alle battute da bar e, all’altra estremità dello scibile, ai titoli dei film e alle pagine più belle. Come quelle di Tracy Letts, grande drammaturgo che scrive un copione formidabile che gli è valso meritatamente il Pulitzer - mica il premio vongola d’oro, con tutto il rispetto, ammesso che esista - e che ha ispirato il film I segreti di Osage County. Che non è al livello della pièce. Perché è infarcito di grandi attori che però sono costretti a recitare in maniera tanto caricaturale che diventa faticosa da seguire, pesante. A tratti non sembra nemmeno un film, pare teatro scolastico ambientato in luoghi veri e filtrato attraverso l’occhio di una macchina da presa. Vedere Meryl Streep che non fa altro che berciare, fumare una sigaretta dopo l’altra, ricordare all’universo mondo ogni cinque secondi netti che ha il cancro in fase assai avanzata, vomitare ettolitri di veleno su chiunque fiati – o sia sepolto – nel circondario e far chiedere allo spettatore come abbia fatto a sopportarla per tanti decenni il marito, la cui scomparsa riunisce nuovamente l’intera masnada di cinici familiari, in alcuni momenti fa quasi rabbia. E di Julia Roberts, che finalmente si ricorda come si recita e abbandona il ruolo della prostituta che invidiava la fortuna con la c maiuscola di Cenerentola e gli stivaloni oltre il ginocchio con cui da venticinque anni, qualunque sia il competitor, sbanca l’Auditel su Rai Uno, resta in mente però solo che vuole per forza far mangiare il pesce alla madre, o poco più. Tutt’altra storia la suddetta pièce, che certo è fatta per essere vista e agita, non solo letta, ma è un testo strepitoso, edito per la prima volta in America nel 2008 e ambientato nell’agosto dell’anno immediatamente precedente, nero, grottesco, sarcastico, feroce. Il vecchio poeta beone muore, le figlie tornano, la bomba esplode. Dolente come tutte le rimpatriate, squallida come ogni riunione che non si sceglie di vivere. Questa famiglia infelice è disgraziata in un modo tutto suo, una ragnatela di segreti che non sono tali, bugie e meschinità amare e irresistibili descritti con l’acutezza di un mirino di precisione.

 

 

 

 
 
 
 
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