Aidoru

Aidoru
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Laney è stato un bambino irrequieto e infelice, afflitto da un cronico deficit di concentrazione. All’orfanotrofio di Gainesville lo hanno sottoposto a cure sperimentali con un farmaco noto come 5-SB, e questo lo ha dotato della capacità quasi soprannaturale di intuire quasi tutto di una persona solo analizzando il suo percorso nel Cyberspazio, i suoi contatti. Un’abilità che alla Slitscan diretta da Kathy Torrance avevano trovato prezioso, fino a quando Laney non aveva intuito che una sua collega stava per suicidarsi. Accorso a casa sua per evitare l'irreparabile, l’uomo non era riuscito a impedire che la ragazza si sparasse un colpo in testa, ed era finito in brutti guai con la polizia. Lo ha salvato la trasmissione tv “Fuori controllo”, una sorta di reality specializzato in controinvestigazioni e casi giuridici complessi, ma Laney ha perso il lavoro. Quando gli arriva un’offerta da una misteriosa azienda giapponese è quindi costretto ad accettare un colloquio, e si reca a Tokyo, appena autoricostruitasi grazie alla nanotecnologia dopo un devastante terremoto, dove in un locale ispirato alle opere di Kafka, il Cubo di Morte K, incontra due enigmatici personaggi. Intanto l’adolescente ricca Chia si reca con uno stratagemma a Tokyo per indagare sulla vita sentimentale del leader dei Lo/Rez, la teenage-band più famosa del mondo...

Può un romanzo scritto in modo elegante, dal plot complesso e articolato e pieno di idee intelligenti rappresentare forse il punto artisticamente meno elevato della carriera di uno scrittore importante? Sembra un paradosso, ma la science-fiction del resto si nutre di paradossi. Può, eccome: è il caso di questo Aidoru, secondo capitolo della cosiddetta Trilogia del Ponte, nel quale incredibilmente William Gibson ricicla vicende, personaggi e ambientazioni già utilizzati nei due precedenti Monna Lisa cyberpunk e Luce virtuale. E non si tratta della consuetudine già nota dello scrittore di far diventare protagonisti personaggi comprimari delle storie passate, cosa del resto non solo del tutto lecita ma anche comprensibile trattandosi di romanzi articolati in trilogie e intimamente legati, ma della riproposizione in salsa diversa di situazioni già viste, trovate geniali ma già avute, ex colpi di scena che diventano solo deja-vu. Unica novità – peraltro assai interessante – l’ambientazione “musicale” di parte del plot, che dona alla storia una patina da MTV cyberpunk gradevole e – questa sì - innovativa. Il risultato è che se un lettore sfogliasse Aidoru senza aver mai letto nulla di Gibson lo troverebbe spettacolare. Un appassionato fan invece può solo restarne deluso.

 


 

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