Aké ‒ Gli anni dell’infanzia

Aké ‒ Gli anni dell’infanzia
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Il sole splende rovente sul terreno accidentato e sui boschi. L’aria profuma di limone, mango e guaiava. “L’edificio bianco, quadrato, del Canonico era un baluardo contro la minaccia e l’assedio degli Spiriti dei boschi”. Nel giardino gli allievi della scuola di San Pietro smaniano per i frutti della melarancia. Il Capo del villaggio osserva dall’alto della cima di Itoko, osserva e basta, lui non partecipa alle funzioni essendo pagano. I bambini temono la possessione degli spiriti e pregano in Chiesa. Animismo e religione anglicana si mescolano. Le corse nei cortili, i giochi, le lezioni, il bagno serale, la mamma che tenta infuriata di impartire una lezione impugnando un bastone, la fuga dietro la mole della signora B, disposta a mitigare il castigo. La casa è sempre piena di ospiti, il Saggio è il preside della scuola, in mezzo ai libri e ai documenti che riempiono la Canonica porta avanti spossanti discussioni teologiche con gli amici. La mamma si affanna a soddisfare l’appetito degli ospiti servendo dolci, focacce e bibite. Non ha ancora tre anni Wole, quando decide di seguire sua sorella Tinu fino all’asilo infantile. Quando gli adulti lo notano e cercano di cacciarlo si ribella. Vuole imparare, ha persino portato con sé alcuni libri del padre e poi cosa può esserci di più divertente di quella stanza colorata, con le cartine alle pareti, le lavagne, i lavoretti di rafia, il calamaio…

Akinwande Oluwole Soyinka, nato nel 1934 ad Abekouta in Nigeria, da sempre chiamato con l’abbreviazione del suo secondo nome di origine Yoruba, dedica queste memorie in forma di romanzo alla Cristiana Folle e al Saggio, Eniola e Ayo, i suoi genitori. Quello che descrive è un bambino intelligente e precoce, curioso al punto da mettersi nei guai, polemico e spesso sfacciato. Si insinua tra i banchi di scuola, disobbedisce, mette in imbarazzo gli adulti con domande scomode, cede alle fantasticherie, sperimenta mettendo a rischio la sua vita e l’incolumità della casa. Ancora piccolo scappa dal cancello del cortile per seguire una processione e finisce col perdersi dopo aver camminato chilometri, ma se la sua mente non fosse stata così attiva e capace di trarre ogni dettaglio dell’animo umano e del mondo che lo circondava, oggi non conosceremmo l’opera di Soyinka, germogliata grazie a tante esperienze. Il padre dirige una scuola importante nel distretto, riempie la casa di libri e educa i figli amalgamando le letture e i racconti della tradizione Yoruba. La madre è una donna di polso, incline alle punizioni corporali, timorata di Dio, gestisce un negozio, è una tenace attivista politica per i diritti delle donne, educa severamente i figli e sa quali corde muovere per persuadere il marito a darle retta. Wole analizza il comportamento dei genitori, le contraddizioni che ha colto col passare degli anni e che nell’infanzia avevano per lui il sapore dell’ingiustizia. È un portavoce della disobbedienza, auspica il rompere le regole e mettere in discussione lo status quo, artistico e politico, affinché cambi per il meglio, come ha ribadito durante la nona edizione dei Dialoghi sull’uomo a Pistoia 2018, occasione in cui ha ricevuto il Premio Internazionale legato all’evento.



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