Al ristorante

Al ristorante

Chicago, 1917. Frances Donovan, ex insegnante trentasettenne, si aggira per le strade cittadine alla ricerca di una lavoro come cameriera. Dopo svariati rifiuti, l’assunzione finalmente arriva. Un vero miracolo, considerando che Frances non ha nessuna esperienza e che, soprattutto, nasconde un segreto: il lavoro di cameriera non le serve per bisogno di soldi, ma a scopo di ricerca. I professori del corso di Sociologia, che sta seguendo con l’obiettivo della seconda laurea, hanno incoraggiano gli studenti ad usare la metropoli come un laboratorio per lo studio della vita urbana. Esiste un punto d’osservazione migliore della cucina di un ristorante?... Nel 1922, con New York Restaurant, Edward Hopper realizzava il primo dei dipinti della sua carriera dedicati ad un ristorante. Sarebbero seguiti Tables for Ladies (1930), Highthawks (1942) e molti altri, tutti accomunati dall’atmosfera desolata e dalla mancanza o, per lo meno, dalla scarsissima presenza di pietanze e bibite, come se l’appagamento dei sensi si dovesse collocare nel passato o nel futuro. Mai, comunque, nel presente… Nel 1928, Eric Blair arriva a Parigi con il sogno di diventare scrittore. Scrive un romanzo, ma viene rifiutato, ripiega sui racconti brevi, ma non incontrano i gusti dell’editore, quindi si ammala gravemente. Ristabilitosi, realizza che, per rimanere nella capitale, deve trovarsi un lavoro. Diventa così lavapiatti nel ristorante dell’Hotel Lotti, un posto di gran lusso, da cui viene licenziato dopo tre giorni a causa dei baffi che si è lasciato crescere. Sì, perché, nei ristoranti parigini, i baffi li possono portare solo i cuochi. Mentre lui è un semplice lavapiatti, anche se il suo vero nome non è Eric Blair, ma George Orwell…

Nell’epoca della riscoperta della buona tavola, del mangiare sano, della sostenibilità e delle guide enogastronomiche citate come testi sacri inconfutabili, anche Christoph Ribbat è entrato in cucina. Da professore universitario e uomo di cultura, era inevitabile che, oltre che degli ingredienti tipici delle ricette editoriali dello stesso argomento, si servisse anche di quelli di cui abitualmente si nutre: l’arte, la storia, la letteratura. Nelle mani dell’autore ha preso forma un’opera particolare, in cui la storia della nascita e della diffusione del ristorante in senso moderno non è affrontata in modo logico e lineare, quanto, piuttosto, attraverso brevi storie, ambientate in diverse latitudini ed epoche dell’età moderna, e con aneddoti su personaggi famosi o sconosciuti ai più, che, in molti casi, si rincontrano vari altri punti del volume. Solo quando ci si avventura nella lettura dell’imponente apparato di note, ci si rende conto di quanto ciò che si è letto sia lontano dalla sfera del romanzesco e dell’immaginazione e di quanto scrupolosamente ci si riferisca ad autori e fonti dal peso specifico elevatissimo (da Senza un soldo a Parigi e a Londra di George Orwell a I diari di Goebbels 1939-1941; dalle opere di Sartre a quelle di Joseph Roth; dai dieci comandamenti della Nouvelle Cuisine agli studi di George Ritzer sulla “McDonaldizzazione”). Al termine di tre capitoli strutturati come un montaggio, senza commento, di immagini dense di suggestioni, si approda a sorpresa ad uno nettamente diverso: didascalico, fluido, chiarificatore, che svela come il disordine incontrato nelle pagine precedenti non sia il prodotto della fretta o dell’incuria, ma di una scelta ponderata. Un libro per palati fini, abituati alla masticazione lenta ed allenati a riconoscere ed apprezzare la qualità della materia prima.



 

 

 

 
 
 
 

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