Albero e foglia

Albero e foglia

Niggle è un omino solitario e tranquillo, con la passione per la pittura. È alla vigilia di un lungo viaggio, ma non sa decidersi a partire: c’è un quadro che lo tormenta e vuole completarlo prima di lasciare casa. Si è infatti “fitto in capo di dipingere un albero intero, con tutte le foglie nello stesso stile eppure tutte diverse”. Ha iniziato in realtà disegnando una sola foglia, ma poi - come se non fosse la sua mano a decidere, bensì il quadro, dotato di vita propria – sono arrivate innumerevoli altre foglie, attaccate a una selva di rami popolati da coloratissimi uccelli. “Poi, tutt’attorno e dietro all’albero, attraverso gli squarci tra fogliame e rami, cominciò ad allargarsi un paesaggio; e si intravedevano una foresta che avanzava occupando la terra e montagne coronate di neve”. Per dipingere la sua mastodontica opera Niggle si isola da tutto e tutti, ma un giorno il suo vicino di casa, Parish, bussa alla sua porta per chiedere aiuto... Il remoto villaggio di Wootton Major è celebre per la sua gastronomia, non a caso al centro dell’abitato c’è una grande cucina che appartiene al Consiglio comunale e il Mastro Cuciniere è una figura autorevole e ammirata dalla cittadinanza. L’evento culinario più importante nella vita del paese è la Festa dei Ventiquattro, che si tiene ogni ventiquattro anni e alla quale vengono invitati ventiquattro bambini, ai quali viene servita una Grande Torta. Da sempre i Mastri Cucinieri dedicano anima e corpo alla preparazione di questa torta, ma quest’anno le cose sono andate in maniera diversa, imprevedibile: il Mastro Cuciniere in carica è partito per un lungo viaggio e ha lasciato il suo apprendista da solo. Gli abitanti del villaggio – vista l’imminenza della Festa dei Ventiquattro – nominano in gran fretta un successore, ma si tratta di un cuoco molto modesto...

Cosa sono le “fairy-tales”? Cosa le distingue dalle fiabe in generale? Quali caratteristiche deve avere una storia per potersi definire una fiaba con tutti i crismi? Come nasce questo genere narrativo? Non è facile scavare alla ricerca delle sue radici perché “Feeria è un paese pericoloso, pieno di trabocchetti per gli incauti e di tranelli per i temerari”. Ecco gli spunti da cui si dipana il saggio Sulle fiabe - originariamente una lettura magistrale tenuta alla University of St. Andrews nel 1939 – che apre questo volume antologico edito per la prima volta nel 1964 ma successivamente arricchito con altro materiale postumo di J.R.R. Tolkien. In inglese “fiaba” è “fairy-tale”, che letteralmente vuol dire “storia fatata”, o “storia di fate”: Tolkien bypassa questa ambiguità e intende occuparsi non di fiabe in generale, ma specificatamente di storie riguardanti esseri come elfi, gnomi, troll, giganti, streghe, draghi e appunto fate. Di più: intende dimostrare che altri tipi di fiaba – per esempio quelle à la Esopo con gli animali parlanti – non sono vere fairy-tales, perché “poiché la fiaba tratta di meraviglie non può tollerare alcuna cornice o meccanismo tale da far balenare il sospetto che l’intera vicenda in cui esse hanno luogo sia finzione o illusione”, mentre altre opere letterarie che certo non sono considerate fairy-tales, come ad esempio i Vangeli, lo sono eccome. Incredibilmente la traduzione italiana non coglie il senso del discorso tolkieniano, e continua a parlare di “fiaba” tout court per tutte le circa 100 pagine dell’essay, ingenerando confusione e dimostrando imprecisione. Dopo la teoria, la pratica: il volume contiene anche due fiabe dai toni leggiadri e sognanti (ambientate in una sorta di medioevo agreste che ricorda molto la Contea degli hobbit, per intenderci) che ci raccontano come le vite di un pittore dilettante (nota a margine: per molti critici la figura di Niggle è autobiografica), di un cuoco e di un fabbro vengono mutate dall’incontro con gli esseri fatati e la loro magia. A chiudere il volume, una bizzarra composizione in versi sul tema dell’atto creativo dello scrittore quando crea universi fantastici (Mitopoeia) scritta di getto il 19 settembre del 1931 dopo una discussione avuta  con C.S. Lewis e Hugo Dyson, e un finto poema epico in inglese arcaico - con tanto di note e appendice critica - che narra la battaglia di Maldon, nell'Essex, quando nell’agosto del 991 si fronteggiarono l’esercito inglese comandato da Beorhtnoth figlio di Beorhthelm e un’orda vichinga agli ordini del temibile Olaf Tryggvason: un omaggio commosso alla cultura anglosassone ma anche un coltissimo divertissement. L’eterogeneità di Albero e foglia lo condanna a lasciare nel lettore un senso di incompiutezza, quasi di insoddisfazione. È senz’altro vero che chi ama l’opera di Tolkien apprezzerà i chiari riferimenti ai libri più celebri dello scrittore britannico e amerà seguirne i ragionamenti che di essi costituiscono il background culturale e artistico. Ma è pur vero che chi l’opera di Tolkien non la conosce non troverà in questo libro grandi motivazioni per andarla a scoprire.



0

Pubblicità

 

Pubblicità

 

 

 
 
 
 

Potrebbero piacerti anche

Il nostro sito utilizza i cookie ACCETTO
Se vuoi saperne di più COOKIE POLICY

I NOSTRI PARTNER