Albert Einstein e l’immagine scientifica del mondo

Albert Einstein e l’immagine scientifica del mondo

Filosofia e fisica sono inestricabilmente intrecciate: ne è un esempio eloquente il primo principio della dinamica (“principio d’inerzia”): «In assenza di una forza che agisca su di esso, un corpo in quiete o in moto rettilineo uniforme conserva il proprio stato all’infinito», inesprimibile senza il concetto filosofico di “infinito”. Ciò non stupisce, dato che filosofia e fisica sono nate insieme e, per lunghissimo tempo, sono andate a braccetto. Eppure molti uomini di scienza, anche insigni, sembrano fare di tutto per affermare il contrario: la scienza può (e anzi, dovrebbe) fare a meno della filosofia. È sostenibile questa posizione? Cosa succederebbe se, d’un tratto, si rimuovesse dalla fisica tutta la filosofia? Albert Einstein - sul cui peso nel dibattito a lui contemporaneo non è possibile avanzare dubbi - aveva le idee molto chiare al riguardo: per elaborare una conoscenza scientifica degna di questo nome si dovrebbe aspirare a una teoria in grado di formulare un’immagine complessiva del mondo con il minor numero possibile di presupposti e di concetti. Insomma, per lui la filosofia era alla base della fisica; e non vedeva in questo un limite, nella misura in cui la metafisica non negasse l’evidenza, ma aiutasse a darne conto nella maniera migliore...

Federico Laudisa approfondisce qui - tramite l’esame dei documenti originali e dell’enorme discussione che nel tempo ne è scaturita - il lavoro iniziato con Albert Einstein - Un atlante filosofico (2009), richiamando al centro della questione sulla filosofia della scienza la riflessione di un autore, Einstein appunto, che ha ancora molto da dire agli studiosi odierni. Contrariamente a un’immagine erronea ma molto diffusa, Einstein non era affatto un conservatore affezionato all’idea di una realtà oggettiva, al punto di rifiutare l’innegabilità dei risultati della meccanica quantistica; conosceva invece molto bene il valore e il ruolo della creatività nella scienza, tanto da affermare che la realtà non è un’immediatezza, ma una costruzione che nasce dai dati osservativi senza esaurirsi in essi; e che non vi è modo di parlare della realtà se non attraverso la stessa descrizione fisica (e metafisica) che siamo in grado di darne. Modello dell’intellettuale che ha ha fatto suo il monito di Heisenberg (il padre della “nuova” meccanica quantistica) a ricercare soluzioni fruttuose al crocevia di filoni di studio diversi. Questo di Laudisa è uno studio benvenuto, importante antidoto al settarismo discilpinare che oggi - nell’epoca della globalizzazione e dell’interculturalità - non possiamo proprio più permetterci.



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