Alle spalle

Alle spalle
Una voce maschile gentile, piacevole, che snocciola insulti e minacce non appena sente dire “pronto”, all’altro capo del telefono, dalla scrittrice che ha deciso di perseguitare. E l’inquietudine che monta con il succedersi delle telefonate, la paura che il proprietario di quella voce possa essere vicino, a pochi passi, minaccioso sul serio e non solo a parole sussurrate dentro una cornetta, pericoloso non solo per lei, autrice di un libro sulla tragica morte di un musicista jazz, ma anche per i suoi famigliari, soprattutto per Simmy, la figlia adolescente, che potrebbe imbattersi nel misterioso stalker andando a scuola, o al ritorno dalla casa di un’amica – ogni luogo sembra ormai scoperto, insicuro, anche un sofisticato sushi bar o un marciapiede. Certo, l’anonimo tormentatore potrebbe accontentarsi di qualche telefonata inquietante, ma come esser sicuri che non passerà ai fatti? Nel dubbio, visto che in casa non ci si può certo barricare, sarà impossibile non affrontare il mondo fuori della porta con il cuore stretto da un’invincibile inquietudine, sentendo sul collo il fiato fetido della paura…
Che Birgit Vanderbeke, cinquantaquattrenne autrice tedesca, non sia una scrittrice sprovveduta o improvvisata è un dato di fatto incontrovertibile, e per convincersene bastano appena poche righe, quel tanto necessario a far emergere come ogni pagina sia il distillato di un’accurata e personale ricerca stilistica, un pezzo di bravura intarsiato di intelligenza, ironia e acutezza nel segno dell’originalità, navigando lontano anche solo dalla tentazione della scontatezza. Dato a Cesare quel che è di Cesare (svariati premi vinti dall’autrice stanno lì a testimoniarne il valore), non possiamo non rilevare al contempo come la Vanderbeke, scegliendo la divagazione come principio guida – per mantenere glaciale, immaginiamo, la temperatura di una storia (anzi due, intrecciate: quella della scrittrice perseguitata e quella del musicista defunto protagonista del suo libro) che si sarebbe prestata benissimo a picchi melodrammatici – e tenendo così sempre a debita distanza il lettore da un nucleo emotivo collocato a chilometri e chilometri dalla superficie, finisca per confezionare un romanzo scostante e frustrante, tutto di testa, cui è davvero difficile abbandonarsi con gusto, che si può apprezzare, sì, ma difficilmente amare. Un romanzo che, a tratti, sembra davvero voler lanciare una sfida alla pazienza e alla capacità di resistenza di chi lo legge, non sollecitate fino al punto di rottura solo in virtù della sua brevità (poco più di cento pagine). Un esercizio di stile decisamente avaro.

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