All'inferno con ritorno

Anni ’30. In un piccolo paese della Calabria ionica una famiglia sembra avere un conto in sospeso con l’onomastica. Curzio Palmisano ha un nonno Caronte che è un uomo dolcissimo, uno zio Ercole che è gracile e glabro per una disfunzione ghiandolare, un cugino Genio che è un mite bisonte affetto da un grave ritardo mentale. Non mancano neppure una Abbondanzia priva di qualsiasi forma, una Reparata che invece è praticamente una pin-up, un Pacifico che è un attaccabrighe e una Concordia che ha eletto la maldicenza a regola di vita. E così via, come per una buffa maledizione. Alla scuola elementare del paese Curzio, figlio di gente povera, deve confrontarsi con l’arroganza dei suoi compagni di classe ricchi, con l’ottusità del maestro Don Tito e con la retorica fascista, che viene propinata agli alunni in dosi massicce sin dalla più tenera età. Per fortuna il bambino trova un’amicizia profonda e inaspettata in Gasparino Gigante, figlio di gente benestante e colta, dalle idee progressiste. Gasparino prende Curzio sotto la sua ala protettiva, anche se il maestro fa di tutto per spezzare questo legame per lui malsano e innaturale. Ma quello che riesce a spezzare è la propria gamba durante una festa di Carnevale: da un paesino limitrofo in classe arriva quindi un supplente. Ẻ un uomo mite, che vive il suo lavoro come una missione: in classe la musica cambia da così a così...
Cataldo Russo racconta mezzo secolo di storia italiana e argentina (il protagonista, una volta adulto, emigrerà a Buenos Aires) dimostrando ancora una volta - se ce ne fosse stato bisogno - che le grandi battaglie sociali e politiche non si combattono soltanto nelle piazze delle grandi città o nei palazzi del potere. Si respirano anche in una modesta aula scolastica o tra i vicoletti di un paesino calabrese, dove i rappresentanti di un regime arrogante e protervo si fanno complici di superstizioni secolari a arretratezza culturale per spegnere sul nascere qualsiasi anelito di libertà. E si respirano non solo perché, come si sa, la grande Storia è fatta di innumerevoli quotidianità sommate tra loro, ma anche grazie alla scrittura di Russo, che unisce in un mix inedito ma efficacissimo la potenza della tradizione verista (con un utilizzo saggio e misurato del dialetto) e la linearità di una fiction televisiva. Unici difetti di un romanzo sincero e appassionante sono il finale troppo affrettato e l’interlinea 1 usata per la stampa, davvero fastidiosissima.

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