Alpinisti illegali in URSS

La Unerkannt Durch Freundesland o UDF (in italiano “In incognito attraverso un Paese amico”) – molto popolare tra i giovani della DDR negli anni Settanta e Ottanta – era un’associazione che incoraggiava i viaggi senza visto turistico in URSS. Non si trattava di un impegno ufficiale e/o riconosciuto dalle autorità, ovviamente, quindi di testimonianze e documenti ce ne sono ben pochi: tra tutti spicca il documentario UDF. Illegale reisen durchs Sowjetreich di Conny Klauss. Gran parte di quei giovani tedeschi praticava l’alpinismo: in Germania Est di cime superiori ai 2000 metri non ce n’erano e all’interno del blocco orientale solo l’URSS offriva montagne alte più di 4000 metri. Così ogni anno, equipaggiati più o meno professionalmente, centinaia di ragazzi soprattutto originari della Sassonia, terra con antiche tradizioni alpinistiche, organizzavano escursioni a migliaia di chilometri da casa. “Abbiamo sempre mentito. Dicevamo che avremmo visitato dei monumenti qua e là, ma in realtà, come è ovvio, andavamo in montagna e nessuno ci ha mai seguiti”, racconta Georg Renner. Sebbene comprensibilmente cercassero di tenere un profilo molto basso, erano accolti quasi sempre con ospitalità dalla gente, che li accoglieva in casa o dava loro consigli sulla strada da seguire. Le autorità dell’URSS, dal canto loro, non hanno mai avuto un atteggiamento incoraggiante verso l’alpinismo, ritenuto sport troppo individualista e legato a un ideale romantico di sfida solitaria che non piaceva affatto al regime…

Secondo volume dedicato dalla Keller alle testimonianze relative ai viaggi “segreti” – o meglio spontanei, fuori dal controllo diretto delle autorità – effettuati da un Paese del blocco sovietico all’altro. Nulla di spionistico o scandalistico, attenzione: in queste testimonianze non c’è polemica alcuna, sono “soltanto” racconti di turismo spontaneo dai quali (incidentalmente) trarre un’istantanea senza censure della realtà sociale di quello che nel risvolto di copertina viene definito “l’imperium sovietico”. Dopo il gustoso Viaggiare controvento, questo Alpinisti illegali in URSS si concentra sul tema dell’alta montagna, più affascinante per certi versi ma giocoforza meno ricco di colore e di aneddoti. Strettamente in tema i brani di Christian Hufen, Kai Reinhart e Ulrich Henrici. Il vero divertimento per chi non è avvezzo a scalate e cime arriva con il variegato (picaresco forse è un po’ troppo) reportage di Hartmut Beil, un ragazzo che da solo nel 1984 ha viaggiato da Berlino Est a Simferopoli passando per Varsavia, Kiev, Odessa: furti, autostop, polizia, paesaggi incontaminati che tengono alta la tensione del racconto molto più di quanto non avrebbe fatto la prevista scalata di Beil del Picco Lenin, sfumata miseramente. Nel racconto di Uwe Wirthwein, che nel 1988 con due amici ha attraversato l’immenso lago Bajkal ghiacciato, colpisce soprattutto il fatto che i tre abbiano progettato e costruito da soli la loro “vela da ghiaccio” prendendo spunto da un vecchio fumetto con protagonisti i topi Fix e Fax (!). Tenero invece il ricordo della appassionata escursionista Iduna Böhning, che racconta gli epici viaggi anni Settanta organizzati dal padre, che caricava tutta la famiglia sulla sua Wartburg con la roulotte al traino e partiva per infinite traversate da cinque giorni dalla DDR al Mar Nero, passando per Polonia e Ucraina. Ogni testimonianza è corredata da foto originali in bianco e nero, che impreziosiscono un volume insolito e piacevole, ma davvero di nicchia.



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