Altre stelle uruguayane

Mancava solo mezz'ora alla chiusura del locale. Hernan, il barista, era in cucina che ballava come un idiota davanti a un film con John Travolta. Io ero alla mia decima o undicesima birra. Forse erano abbastanza per quella sera. Mi voltai e feci per dirigermi verso l'uscita quando... "Maporcaputtana!" gridai, dandomi uno schiaffo sulla guancia. Una maledetta zanzara. Una delle tante, troppe, che infestavano quel postaccio dimenticato anche dal diavolo. La scena aveva però divertito un uomo, appena spuntato all'ingresso. "Ah, lei è italiano?" mi disse. Più che un uomo era un ammasso di stracci. Un barbone in piena regola: vecchissimo, calvo. aveva un occhio solo e puzzava di brutto. "Porcaputtana-affanculo-ricchione. Era da un pezzo che non mi capitava di ascoltare delle belle parolacce italiane". Non potevo credere alle mie orecchie. Dopo oltre un anno avevo l'occasione di parlare la mia lingua con qualcuno. "Birra o singani?" gli feci rapidamente. Bisognava festeggiare come si deve quell'incontro…
È un vero peccato che questo primo romanzo di Stefano Marelli (ex benzinaio, viaggiatore, oste, giornalista e attuale fabbricante di sottotitoli per la TV svizzera) non mantenga le ottime premesse di una copertina affascinante ed evocativa, e di un incipit in cui l'autore sembra potersi muovere abilmente tra Bukowsky e Chandler, con uno stile asciutto e irriverente da talento affogato nella birra.  Altre stelle uruguayane dura non più di due-tre capitoli, quelli in cui si delinea un contesto originale come la provincia ecuadoregna e soprattutto la figura più interessante dell'intero romanzo, quella di Sauro, ex turista bloccato in Sudamerica dalla povertà e dall'alcol, dietro cui si nasconde (forse) il passato dell'autore. Con l'incontro di Sauro con il vecchio Brujo (che si scoprirà essere, purtroppo, il vero protagonista del libro) e con l'inutile figura di Martina, la narrazione si sposta in Uruguay, Argentina e poi nell'Italia fascista, delineando una storia interessante (povertà e pampas, calcio e fascismo) ma raccontata con uno stile che presto diventa piatto, privo di intensità. Una piattezza che verso la fine del romanzo sembra offuscare anche la creatività dell'autore, portandolo ad una frettolosissima chiusura della storia che nei modi (la morte improvvisa della voce narrante) ha dell'incredibile: "Nessun autore al mondo, infatti, accetterebbe mai di pubblicare una biografia che si interrompe sul più bello. O no?".

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