Ama il tuo sogno

Ama il tuo sogno
Fin da piccolo Yvan era attratto dal mito dell’Italia. Già a cinque anni seguiva il calcio e credeva che i mondiali si svolgessero nel Belpaese perché gli azzurri erano indiscutibilmente i più forti. Amava Baggio tanto da desiderare un codino come il suo. Amava l’Italia e le sue fantasie provenivano da là: i suoi amici sognavano l’America e il Giappone, i grattacieli ed il basket , lui gioiva quando trovava un’etichetta con la scritta “Made in Italy” e litigava con chiunque non fosse convinto della superiorità di FIAT e Lamborghini nei confronti delle altre case automobilistiche. Cresciuto dallo zio e sua moglie, due persone colte ed economicamente sopra la media, la sua infanzia fu più simile a quella di un bambino occidentale che di uno africano. Nella sua cerchia di amici era l’unico bambino che poteva usufruire di radio, tv e una console. Col passare del tempo però le cose erano cambiate. Il padre e la madre adottivi si erano separati, lo zio non si occupava più del suo sostentamento e lui aveva bisogno di aiuto per esaudire il suo sogno. Un sogno molto caro per uno come lui: quattromilacinquecento euro. Una cifra che gli avrebbe permesso di studiare al Politecnico di Torino…
A volte i sogni realizzati lasciano in bocca il retrogusto amaro della domanda: ma valeva la pena di lottare per essi? E a Yvan Sagnet, giovane camerunense di ventotto anni, l’Italia aveva fatto proprio questo effetto. Ammaliato dalle notti magiche dell’estate italiana, dalle macchine, dai goal del Divin Codino, dai vestiti e dalla prestigiosa maglia della Juventus, aveva idealizzato il nostro paese come un adolescente fa con una donna adulta. Aveva lottato per averla, aveva chiesto aiuto, si era indebitato economicamente e  moralmente con amici e parenti. Ma poi l’aveva conosciuta ed era rimasto deluso: quella donna non era come se l’aspettava, aveva tanti difetti, e soprattutto, non lo amava. La sua storia poteva essere la storia di un immigrato come tanti, arrivati qui pieni di aspettative e costretti a lavori infernali, sottopagati, sfruttati. Yvan avrebbe potuto arrendersi, riprendere la strada di casa, oppure seguirne una peggiore. Però, a volte, dai sogni realizzati nascono sogni ancora più grandi. Sogni di libertà ed uguaglianza, che valgono di più della fama e la ricchezza. Quei sogni che Bufalino definiva "lavoro nero, ma non pagato, della ragione”.

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