Amanita Phalloides

1830. Rivoluzione di Luglio a Parigi. In Spagna, la figlia Isabella succede al trono al Re Ferdinando. Guglielmo IV succede a Giorgio IV in terra inglese mentre aumenta l’esportazione e il consumo di oppio dalla Cina. Gli indiani sono confinati nelle riserve a Est del fiume Mississippi, per volere degli Stati Uniti. E una furiosa tempesta imperversa nel mar Adriatico, il 10 giugno. Su di un’imbarcazione c’è uno straniero che dopo innumerevoli traversie brama la vita, e che non ci tiene a soccombere alla burrasca. Valibria, terra di paguri, muflege e cocoa, regno degli Yanoami, colonizzata nel XVIII secolo dai francesi, gli inglesi e i tedeschi che vi venivano deportati per crimini “assolutamente irrilevanti”. Evandro Bloom è alto di statura e ha la faccia butterata dal vaiolo. È stato arrestato più volte e più volte ha cercato fuga nella boscaglia. Owen, Blackrock, Tremebounds e altri pendagli da forca sono i complici del suo “grande salto”, viaggio periglioso verso la Valibria, le zone più impervie tra Santa Macete e la Sierra. Altri luoghi, altri tempi, Carl ed Esperanza condividono la stessa cabina sul treno che riceve un fulmine intenso 125 kiloampere. Roccapiatta, ora i viaggiatori sono costretti a sostare in una dubbia locanda, e qui conoscono il professor Elio Lemori, il quale è alla ricerca di una pianta di origini africane portentosa, la Welwitschia Mirabilis…

Una pianta millenaria, antichi riti di tradizione africana del popolo degli Yanoami, il canto del luogo, delle piante, degli animali. Un professore di storia del Cristianesimo e il protagonista, Willy Deville, radunati intorno al fungo velenoso che dà il titolo al romanzo: l’Amanita phalloides, o Tignosa Verdognola, di aspetto e odore innocuo, micidiale per ignari raccoglitori: possibile debellare un cotale veleno? Amanita phalloides è il secondo romanzo di Aldo di Virgilio, già autore di un romanzo, Il codicista (con protagonista lo stesso Deville), per i tipi di Argentodorato, e di due raccolte di racconti. Qui viaggia per mari e per magnetici territori, Valibria, Roccapiatta, terra, arenaria che contiene “messaggi di vita e di morte” alternanza del ciclo animale e del ciclo vegetale. E poi lei, la Due Foglie che non muore mai, pianta endemica del Kalahari che assorbe nelle sue foglie l’umidità dell’Oceano Atlantico, ed è simbolo dei sopravvissuti, “di tutti i sopravvissuti”, e si può, tra le pagine, viaggiare magneticamente tra le umidità dei protagonisti, esplodere dentro di loro – Carl nella contessa Matilda – ed esplorare vere radici, Africa e adattamenti biologici.

 


 

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