Amici e amanti

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È il giorno delle nozze tra Edward Tylney e Laurel Studdart e da ancor prima che sorga il sole, piove. Mentre gli invitati si svegliano di cattivo umore per la pioggia che sentono battere sui tetti, la sposa poco si cura del tempo funesto e girovaga fra le stanze di casa, incrociando spesso il padre colonnello, anche lui incerto sul da farsi e in paziente attesa; entrambi decidono di passare una buona parte della mattina, per ingannare il tempo, facendo solitari nel soggiorno, adornato già di fiori di ogni foggia e colore e che portano il padre a starnutire in modo continuativo. E nel mentre, inaspettatamente, la pioggia diminuisce a poco a poco e ad orario di pranzo si ferma; addirittura, durante la cerimonia, un bel sole fa la sua comparsa, illuminando la bella Laurel. I due sposi sono pronti per ricevere tutti gli ospiti, discreti e sereni come la situazione richiede, mentre la madre cerca di mantenere fluido il flusso delle persone tra le varie stanze, tenta di sistemare i gigli, si assicura che tutto scorra senza intoppi e impartisce ordini alla sorella di Laurel, Janet, e al cugino Richard. Forse solo la padronanza così opportuna e priva di ogni sbavatura di Edward risulta quasi artificiosa e fa nutrire dubbi ai presenti. Al contrario, Lady Elfrida, la mamma di Edward, donna già molto chiacchierata, ogni tanto si lascia andare a qualche esagerazione. Tra gli ospiti cominciano a fioccare pettegolezzi, presentazioni delle figlie da parte di genitori zelanti, mani che si stringono, sguardi che si sfiorano, invidie e rancori e segreti che vengono a galla...

Un romanzo dallo stile elegante e misurato, permeato da un’atmosfera di continua sospensione: per buona parte del libro ci si aspetta che da un momento all’altro qualcuno se ne esca fuori con un commento al vetriolo, con una verità troppo a lungo nascosta, con un gesto folle mentre, invece, ci sono solo cenni, frasi non terminate, voci sentite e riportate, attese. Bellissima la prefazione di Natalia Aspesi che inquadra perfettamente l’opera sia nel contesto sociale in cui è stata scritta, gli anni trenta in Inghilterra, quando l’irlandese Elizabeth Dorothea Cole Bowen aveva poco più di trent’anni, sia facendo riferimento alla vita della autrice, dominata dalla passione per la scrittura, da amici e circoli intellettuali. Altrettanto valida la postfazione, a firma di Grazia Livi, che inglobò questo romanzo nella comedy of manners (dicitura tradotta in italiano come “commedia di costume” ma che, come fece notare la Livi, non ricalca e dà il giusto valore a questo particolare filone letterario). Amici e amanti parla, in sostanza, delle relazioni fra noi e chi ci sta intorno, in una società nella quale è più facile agire per dovere o per maniera/consuetudine. E anche se i tempi sono cambiati (sì, dai, almeno un po’!), certi silenzi e non detti sono ancora oggi, spesso, la regola; facciamo presto a dare giudizi e commenti sui social su ogni argomento, ma se si tratta di rivelare a qualcuno i sentimenti che nel profondo proviamo nei suoi confronti... il nostro cuore è sempre in continua sospensione.

 


 

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