Amore colpevole

Amore colpevole
Sof’ja Tolstaja (1844-1919) è stata la moglie e la madre dei tredici figli del più importante scrittore dell’ottocento russo. Lev Nikolaevič Tolstoj (1828-1910) la sposò giovanissima, nonostante i sedici anni di differenza, dopo una sola settimana di fidanzamento e ne fece la figura fondamentale della sua esistenza: non solo compagna, confidente, madre e amante ma anche – e soprattutto – consigliera onnipresente per la stesura delle sue opere, depositaria di tutti i fascicoli amministrativi della loro tenuta a Jasnaja Poljana, nella campagna russa, e insostituibile ‘mano’ a cui chiedere la trascrizione in versione definitiva di tutte le sue ‘brutte’. Capolavori come Anna Karenina e Guerra e Pace sono proprio nati così, tra le mura domestiche che i due coniugi hanno condiviso per (quasi) tutta la loro vita, dedicandosi all’educazione dei loro figli, all’elevazione spirituale e alla coltivazione di quelle passioni che sempre li contraddistinsero: la pittura, la lettura, la musica e l’apertura verso il prossimo nonostante la natura intima ed esclusiva del loro complesso legame...
Sof’ja, con Amore Colpevole (scritto nel 1893), risponde a tono alla Sonata a Kreutzer che Lev pubblicò appena due anni prima come ammissione della sua gelosia incontrollata nei confronti della consorte, sentimento peraltro ricambiato. Lev intesseva infatti la storia di un giovane uomo che accoltella la moglie a causa di infondati dubbi su una sua presunta relazione con un musicista con cui lei intrattiene solo piacevoli conversazioni. Allo stesso modo la protagonista del romanzo di Sof’ja, la giovane e bella Anna, si innamora del principe Prozorskij che le rovinerà l’esistenza, trascurandola e ignorandola quando la bellezza lascerà spazio ad altre doti, sino a ucciderla (seppur involontariamente) sempre a causa di una gelosia bruciante nei confronti dell’amico Bechmetev, animo sensibile e attento. Sof’ja plasma la storia affinchè Anna decida di non tradire mai il marito, proteggendo così la famiglia, nonostante le forti affinità elettive e l’unione spirituale nata dal rapporto con Bechmetev. Nella biografia che segue la novella, appassionante e ricca di particolari per quanto breve nel complesso, il lettore scopre molti dettagli della vita dei coniugi Tolstoj, apprendendo quanto fosse complesso e instabile il carattere di lui e quanto lei cercò, faticosamente, di comprenderlo e consolarlo, arginando le sue crisi esistenziali sino a dove poté. Arrivò un punto in cui la presenza costante di lei non fu sufficiente a evitare che la sua radicata sfiducia nel sistema ortodosso russo lo allontanasse da casa, dai figli, da tutto un mondo costruito insieme. Non poteva più sopportare di vivere nell’agio (così definiva una condizione di vita normale, mai eccessiva) e desiderava con tutto se stesso applicare ai suoi giorni gli insegnamenti di Cristo. L’allontanamento di Lev fu graduale e sempre più definitivo e a niente servì il tentativo di suicidio di Sof’ja nelle acque di un lago invernale, lui non desistette. Solo in punto di morte, anche se ammise di non avere mai smesso di amarla, le concesse una visita, opportunità che fu comunque loro negata in extremis. Un affresco sfaccettato che riesce a stupire anche per il candore irresistibile e la bruciante passione con cui Sof’ja racconta di sé e di chi ha amato, due documenti importanti e necessari per poter capire, ancora di più, una personalità in cui ombre e luci si confondono spesso lasciando spazio alla domanda, alla curiosità su un autore che ha conquistato, e continua a conquistare, i lettori più esigenti.

 

 

 

 
 
 
 
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