Anche il mare sogna

Che rapporto avevano con il mare – rapporto quotidiano, ma anche culturale – gli antichi Greci, gli Ebrei, i Romani? Quale significato si nasconde tra le pieghe del mito delle sirene? In che modo raccontano il mare le opere di Thomas Eliot, Joseph Conrad, Hermann Melville, Jules Verne, Georges Bataille? Che ruolo ha questa immane distesa d’acqua nella filosofia di Hegel, Foucault, Nietzsche, Kant, Deleuze, Leibniz, Derrida? Qual è il senso della figura mitica e letteraria di Ulisse? In che modo gli uomini hanno descritto e vissuto il naufragio? Che legame c’è tra il mare e la musica? Che mare è stato ed è – in tutti i sensi – il Mediterraneo? Quali sono i termini della antica questione del “possesso” giuridico del mare? A queste e a tante altre domande prova a dare risposta (suscitando ulteriori domande) il docente universitario di Filosofia Luciano De Fiore viaggiando (anzi, navigando) attraverso i secoli…
Da decine di migliaia di anni gli uomini parlano del mare con fascino, curiosità o paura. Ne parlano perché con esso devono misurarsi nella loro quotidianità, oppure viceversa perché è qualcosa di remoto e inesplicabile: ma comunque ne parlano. E del resto non sorprende questa centralità del mare nell’immaginario collettivo umano sin dall’alba dell’Homo sapiens: innanzitutto perché il mare è un “oggettone” abbastanza ingombrante, è difficile non notarlo. In secondo luogo perché l’uomo in qualche modo “sa” da sempre (anche prima di saperlo grazie alla ricerca scientifica) di venire dal mare, sente che il sangue che scorre nelle sue vene è acqua di mare trasformata dall’evoluzione, avverte con la sterminata distesa di acqua che sembra viva un legame profondo e ancestrale. Le varie declinazioni di questo legame – storiche, filosofiche, letterarie, persino giurisprudenziali – vengono riassunte in questo saggio di primo acchitto un po’ intimorente ma che si rivela invece sin dalle prime pagine di facile lettura e ricchissimo di aneddoti, citazioni, riflessioni su un mare che è, per dirla con l’autore, “un confine assegnato dalla natura allo spazio delle imprese umane, e ciò nonostante un confine sfidato, varcato”. Come è profondo il mare.

 

 

 

 
 
 
 
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