Anche le scimmie cadono dagli alberi

Anche le scimmie cadono dagli alberi
Samuel Ferrari. Anni 33 (sì, come Cristo), impiegato in una multinazionale. Rapporti interpersonali pari a zero. Rapporti familiari, stendiamo un velo pietoso. Decisamente la vita di Samuel non è l’esempio che una mamma indicherebbe al figlio come modello da seguire. La sua giornata scorre fra la sveglia maledetta che ogni mattina gli ricorda che deve andare alla HigherTrade – un covo di carogne con in mente solo profitti e sesso, non necessariamente in quest’ordine – l’assedio di psicopatiche di vario genere a cui lascia invadere i suoi spazi, molto alcool, molta musica, qualche joint e una milf giapponese uguale uguale – dice lui – a una pornostar. Una sorella che pur non amando, almeno non convenzionalmente, cerca di proteggere da se stessa, impresa di non facile riuscita specie quando Violet, la sorella in questione, se ne va con Chalong dall’altra parte del mondo ad allevare cavallette. E poi come nella migliore tradizione, arriva Lei. Lei è scritto in maiuscolo perche Anna sarà il punto di non ritorno nella vita di Samuel…
Anche le scimmie cadono dagli alberi oltre a essere il titolo di questo libro è, o almeno così ci viene raccontato, un proverbio giapponese la cui morale è che nessuno è perfetto, a tutti può succedere di sbagliare. E lo sbaglio in cui incappa Samuel è innamorarsi. Dopo una vita dedicata scientemente al cazzeggio, si innamora dell’unica donna da cui dovrebbe stare lontano, il perché naturalmente si scoprirà con la lettura. Chi pensi al Berselli di Non fare la cosa giusta potrebbe in un primo momento restare sconcertato da questo romanzo che è lontanissimo da un noir, secondo i canoni almeno, ma nel contenuto ha una sorpresa. Ironia, sarcasmo e a prima vista leggerezza sembrano i registri con cui Berselli affronta la vita di Samuel: in realtà va molto più a fondo, c’è una chiave di lettura che va oltre, che ci presenta un giovane di oggi, “vittima” della superficialità che è la cifra caratteristica del presente. C’è in questo romanzo una sorta di disincanto: il disincanto con cui Samuel affronta un mondo fatto di apparenze, a cui si è adattato come un camaleonte, spiazzando il lettore quando in un certo senso confessa la consapevolezza che non potrà durare per sempre. Che prima o  poi dovrà adattarsi anche a diventare adulto in toto. Certamente il passaggio non sarà per forza legato alle convenzioni, forse non prevederà un matrimonio e dei figli, ma sicuramente l’abbandono di una spensieratezza che lui stesso riconosce essere una specie di corazza che si è costruito attorno. Un romanzo che per certi versi ricorda lo sguardo e il linguaggio di David Foster Wallace.

 

 

 

 
 
 
 
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