Ancora e sempre aprile

Carlotta tiene molto alla sorella più piccola Milina, al punto che quando camminano insieme non manca di ricordarle i moniti della zia Matilde sulla giusta andatura. Milina subisce la presenza di sua sorella, bellissima nonostante sia più grande di quindi anni. Lei, invece, è un’adolescente segaligna e poco ammaliante. Per di più il naso è pronunciato al punto tale che la bella Carlotta lo definisce ”sabaudo”. Quella sorella è ingombrante: quanto più Carlotta tiene la testa alta e ostenta un’andatura spedita, tanto più Milina si sente sprofondare dalla vergogna di essere com’è, sentendosi brutta, malvestita e nasuta… Antonio è un insolito senzatetto. Milina non se lo ricorda mai sporco né chiedere l’elemosina. La sua residenza è un pezzo di marciapiedi dove un’ampia grata lascia costantemente filtrare l’aria calda della caldaia di uno scantinato. Spesso legge “Metro”, che a lettura finita ripone in una delle due borse di buona fattura che contiene tutti i suoi averi. Le borse fungono anche da poggia-schiena o da cuscino quando le circostanze lo richiedono, non separandosi mai dalla sua bottiglia di birra. “E la vita continua…” è il suo mantra esistenziale…

Una schietta vena di autenticità verso il vissuto profondo segna questa manciata di racconti che Milli Martinelli, docente di lingua e letteratura russa alla IULM di Milano, verga con una scrittura limpida e avvolgente. Un minimalismo stilistico e contenutistico che si sostanzia di un recupero non oleografico della memoria, di escavazione nella dimensione privata, di riflettori discreti su un’umanità della porta accanto, con una costante concessione all’ironia e all’umorismo, restituiti abilmente nei dialoghi fra i protagonisti. Ancora e sempre aprile non gioca a stupire artificiosamente il lettore, piuttosto lo invita ad uno sguardo attento fra le pieghe dell’umanità avvicinabile o, se si vuole, insospettabile e quindi sorprendente nelle sue inopinate risposte ai problemi e alle situazioni. La Martinelli dipinge così una galleria credibile di personaggi positivi ma non retoricamente edificanti, dove anche la pòlis, la comunità parlante, si riscatta nella riscoperta del vissuto dei sentimenti nel momento della perdita di un medico stimato da tutti, come nell’ultimo racconto della raccolta. Facendo così un involontario sgarbo a Pirandello, irriducibile fustigatore del conformismo e delle maschere della gente.

 

 

 

 
 
 
 

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