Andare per la Sicilia dei Greci

Andare per la Sicilia dei Greci
Il pellegrinaggio in Sicilia sulle tracce degli antichi Greci, percorrendo spiagge assolate e verdi agrumeti tra lievi declivi esposti al sole e orride città concresciute su se stesse senza piano regolatore, fino quasi a soffocare templi e colonne, parte dalla piana di Kamarina, nella contea di Modica, tra Ragusa e Gela. Qui è venuto Platone a cercare di convincere i tiranni delle sue utopie; qui Eschilo ha scritto e messo in scena le sue più importanti tragedie, qui Gorgia ha spinto il potere del discorso fino ai suoi più sottili sofismi. Ma se Kamarina oggi, tra spiagge deserte e resort a cinque stelle, lascia intatta la bellezza dei reperti ellenici, attraverso le pietre di Pantàlica si giunge a Gela e si ha il primo choc da contrasto tra antico e orribilmente moderno: Gela è allucinante, una Detroit mediterranea in cui l’unica colonna rimasta dell’acropoli della città greca ha come sfondo le ciminiere della raffineria dell’ENI. A seguire, passando per Agrigento, ove l’antica Akragas e la nuova Girgenti pirandelliana convivono malamente ma i templi lì continuano magicamente a signoreggiare oltre un orizzonte di abusi edilizi e costruzioni incomplete. Tutto sulla spiaggia, invece, si potrebbe fare il percorso antico di Eraclea Minoa per poi arrivare alle spiagge dorate di Selinunte e Cave di Cusa: qui si trovano due dei rarissimi luoghi in Sicilia in cui è possibile ancora immaginare qualcosa che abbia a che fare con il turismo archeologico. Subito dopo, verso Motya, si rientra nella Sicilia di oggi che inspiegabilmente dialoga e si confronta ancora con la Sicilia dei Greci anche attraverso idoli e simboli come il Satiro che danza attraverso la storia, senza lasciarsi collocare con certezza in pieno periodo classico, alla scuola di Prassitele o in un periodo di gusto quasi alessandrino. Continuando il giro in senso orario, attraverso Castellammare del Golfo si giunge a Segesta, Palermo (museo Salinas) e Solunto. Le tracce dei Greci, poi, trascinano il visitatore in Sicilia verso Himera e Morgantina: qui il paesaggio sembra un inno a Demetra, tra campi gialli e dolci colline costeggianti un teatro magnificamente conservato. Da qui, infine, parte il viaggio a Tindari, la discesa verso le maschere del teatro Greco conservate a Lipari, Naxos, il teatro di Taormina per tornare poi verso sud, di nuovo in direzione Ragusa ma fermandosi prima: a Siracusa, la gemma del mondo greco di Sicilia…
Questo testo, insomma, è tutt’altro che una guida turistico-archeologica. O meglio, è una guida facile per un turismo difficile, teso non solo al viaggio come attraversamento ignaro di spazio e di tempo, ma al viaggio come percorso di conoscenza: si scopre, viaggiando in Sicilia, che fu a Siracusa che Alcibiade e la flotta ateniese subirono una sconfitta epocale ed è qui a Siracusa che Archimede elaborò il suo Stomachion; qui che ancor oggi il mondo greco permea e trasuda dalle rovine di templi  che guardano la terra  in cui forse davvero hanno posato il loro sguardo dolce e irrazionale Apollo e Dioniso. Come dire, un’isola dove è depositata la memoria di quel che oggi siamo noi. Solo in questo modo, con questo viatico, il viandante può diventare un “turista consapevole” mai fai-da-te, pronto ad incontrare nello spazio degli altri il tempo-radice di ognuno. Un libro che sembra scritto per mettere insieme, davanti agli occhi dell’odierno turista, la magia incantevole della civiltà dei greci e la bellezza dei paesaggi della Sicilia, lungo un eterno invisibile tragitto che congiunge Edipo al commissario Montalbano.

 

 

 

 
 
 
 
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