Andare per treni e stazioni

Andare per treni e stazioni

In Italia, l’esperienza ferroviaria inizia nel 1839, quando la reggia di Portici venne collegata a Napoli. I passeggeri dell’epoca potevano approfittare di quel viaggio per visitare uno dei posti più suggestivi dello Stivale, il cosiddetto Miglio D’Oro, un lungo tratto costiero impreziosito da ville aristocratiche di grande effetto. Ancora oggi, se ci si reca al Museo italiano delle ferrovie di Pietrarsa, si può provare un po’ di quella emozione e immaginare cosa deve essere stato lavorare in quel pezzo di grande archeologia industriale borbonica. L’Italia lungo le rotaie negli ultimi decenni ha acquistato velocità, raggiungendo le incredibili scarse due ore e mezza del Frecciarossa 1000 da Milano a Roma. Lontani i tempi, subito dopo la Seconda guerra mondiale, in cui si impiegavano quasi trentotto ore per viaggiare tra le due principali città dello Stivale. La ricostruzione della nostra economia negli anni ’50 è passata anche attraverso i chilometri di binari che da Trieste arrivano giù fino a Reggio Calabria. Le decisioni prese dai governi nei decenni successivi hanno preferito incentivare il trasporto su strada a quello su rotaia, stanziando soldi pubblici soprattutto per la costruzione di sempre più moderne autostrade e tralasciando intere aree, soprattutto nel Sud, nelle quali un cittadino non ha scelta se non quella di mettersi in macchina o prendere un pullman per giungere ad una qualsiasi destinazione...

Questo piccolo saggio, a tratti dal sapore romantico, sulla storia delle ferrovie italiane acquista un valore particolare alla luce degli ultimi eventi che hanno insanguinato le rotaie pugliesi nel luglio 2016. L’Italia, un tempo all’avanguardia per il trasporto ferroviario, è col tempo divenuta una nazione in cui i treni viaggiano a doppia velocità. Ai Frecciarossa o agli Italo del Centro-Nord si affiancano, lenti, sporchi e poco sicuri, i treni regionali del Sud. La poesia del viaggiare sui vagoni di un treno che si respira nelle pagine di questo libro, è spesso sostituita dalla difficoltà degli spostamenti o dagli ormai sempiterni ritardi. Siamo lontani anni luce dagli Shinkansen giapponesi, veloci capostipiti delle TAV europee, che già negli anni ’60 collegavano le maggiori città nipponiche in poche ore. Il treno in Italia mantiene, comunque, un certo fascino, soprattutto nella letteratura o nel cinema. Da Calvino a Fellini, passando dal Carosello alle canzoni di Spadaro, tanti sono stati gli artisti che hanno celebrato la vita da stazione, quel brulicare di anime in movimento che transitano per quello che Enrico Menduini definisce giustamente il “cuore laico della città moderna”, sempre al centro del luogo di destinazione, mai in periferia (se non in rari casi: vedi, ad esempio, Latina).



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