Anima

Anima
Wahhch torna a casa e trova sua moglie Léonie per terra in una pozza di sangue, le mani aggrappate alla lama che le ha squarciato il ventre portandosi via la sua vita e quella del piccolo che cresceva in lei. Sconcertato e paralizzato dall'orrore, Wahhch trascorre tre giorni in una sorta di limbo, rievocando antiche ferite e soccombendo a lontane immagini e paure che dal suo passato di bambino riaffiorano ora con prepotenza: le urla, il pianto, il terrore, come“quel giorno lontano in cui alcuni uomini lo avevano sepolto vivo”. Per Wahhch trovare l'assassino di sua moglie diventa un'ossessione, un bisogno quasi fisico dal quale non si può esimere; non troverà pace finché non capirà il perché di tanta violenza...
Angosciante, la storia narrata da Mouawad si imprime a fuoco sulla pelle ed è davvero difficile liberarsi da quelle immagini crude e tremende, dall'orrore, dal senso di rabbiosa impotenza che ti accompagna durante tutta la lettura. L'odissea di Wahhch non è solo un viaggio alla ricerca di un efferato assassino, ma anche un lungo e travagliato percorso alla riscoperta delle proprie origini, durante il quale il protagonista – suo malgrado – dovrà fare i conti con il passato, con immagini di un lontano massacro in terra libanese, con un dolore inenarrabile finora rimosso ma che continua a riproporsi sul suo cammino. Per scoprire, alla fine, che violenza e brutalità risiedono anche nel suo stesso animo. Testimoni di questo dramma gli animali, che sono i veri narratori e che assistono increduli a tanta violenza, ad un mondo che ai loro occhi sembra incomprensibile ed orrendo; proprio loro, spesso ritenuti senza anima, sono forse gli unici a dimostrare pietà per gli esseri umani. In questo mondo ingiusto e privo di luce (come quello del suo tanto amato Sofocle) Mouawad condensa quello che è stato il lavoro di una vita: dieci anni – tanto ha richiesto la stesura del romanzo – per cercare una mediazione tra passato e presente, tra terre martoriate e geografie presenti. Per dare un senso a quello che – dal lontano 1978 – è a tutti gli effetti un esilio. Per trovare, magari, anche la propria anima.

 

 

 
 
 
 
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