Animali nel buio

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Malin era un’adolescente quando ai piedi del röset, l’alto cumulo di pietre nel bosco, aveva rinvenuto il cranio della bambina. Per otto anni l’omicidio è rimasto irrisolto e nessuno ha mai reclamato quel corpicino. Malin adesso lavora in Polizia, è l’unica a venire dalla piccola comunità di Ormberg ed ora che il caso è stato riaperto è stata chiamata a partecipare alle indagini per la sua conoscenza del posto e dei pochi abitanti rimasti nella cittadina, decimati dalla crisi che ha provocato la chiusura delle fabbriche e incattiviti dalla decisione governativa di aprire proprio laggiù un centro di accoglienza profughi, “cento persone che vengono da Paesi con valori completamente diversi, che hanno vissuto guerre, torture e orrori e che qui ottengono tutto l’aiuto possibile, un tetto sulla testa, cibo, sussidi e istruzione. […] immigrati che vengono serviti e riveriti e che hanno pure tutta una serie di pretese”. Anche Jake vive a Ormberg: è un ragazzo sensibile, bullizzato dai compagni di scuola; mette di nascosto i vestiti della madre deceduta, e si aggira così vicino casa, ove nessuno può vederlo. Quella sera ha indosso l’abito dorato di paillettes, quando nel bosco si trova davanti una donna ferita e sotto shock: è Hanne Lagerlind-Schön, psicologa comportamentista inviata da Stoccolma assieme a Peter Lindgren, poliziotto e suo compagno, per partecipare alle indagini sul cold case della bimba uccisa. Sopraggiunge un’auto, Hanne viene soccorsa e Jake scappa prima che qualcuno possa vederlo con quelle vesti, ma fa in tempo a notare nella neve un quaderno marrone: deve essere caduto alla donna…

Premiato con il Best Swedish Crime Novel Award come miglior crime svedese del 2017 e con il premio Glasnyckeln (conferito ai migliori gialli scandinavi) nel 2018, Animali nel buio riporta in scena alcuni dei personaggi de La sconosciuta , prima prova “solista” di Camilla Greve, scrittrice svedese, in passato coautrice di libri con la sorella Åsa Träff e con Paul Leander-Engström. L’uso della narrazione in prima persona, l’espediente perfettamente incastrato nella trama del diario che Hanne tiene per non lasciarsi portar via del tutto i ricordi dalla forma di demenza precoce che l’ha colpita, contribuiscono all’approfondimento psicologico dei personaggi, con una apprezzabile rinuncia ad una connotazione “politicamente corretta” dei pensieri di uno dei protagonisti, che risente però della conclusione costruita su una sorta di contrappasso che suona artificioso. Al di là delle atmosfere cupe, gelide, tipiche della letteratura di genere scandinava, è il disvelamento graduale del sottobosco di paure, menzogne, eventi traumatici non superati in una piccola comunità privata di identità l’elemento fulcro dell’opera: Ormberg è luogo immaginario eppure del tutto simile a centinaia di altre realtà di provincia (non necessariamente nordiche) nel cui vuoto tutto può accadere, tutto può maturare, anche qualcosa di orrendo, come un infanticidio.



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