Anita ‒ Storia e mito di Anita Garibaldi

Anita ‒ Storia e mito di Anita Garibaldi

La città brasiliana di Laguna oggi è un museo diffuso e tutto è dedicato alla sua cittadina illustre Ana Maria Ribeiro da Silva. Dal ponte tra la penisola di Barranceira e la valle del Tubarao, fino alla sua casa natale, oggi museo, insieme a numerose statue erette a suo ricordo, tutto porta il nome di Anita Garibaldi, anzi Annita, secondo la grafia portoghese. Peccato che a fronte di così tanti riconoscimenti si sappia ancora veramente molto poco di questa donna. Non si conosce l’anno di nascita, anche se si presume possa essere stato il 1821 (nel 1999, nel centocinquantesimo anniversario della morte di Annita, il Comune di Laguna ha individuato un possibile 30 agosto 1821, emettendo il suo certificato di nascita). Figlia, tra tanti, di Bento Ribeiro da Silva e Maria Antonia de Jesus Antunes, nel 1835, appena quattordicenne, andò in sposa a un calzolaio, Manoel Duarte de Aguiar, indicato come un uomo violento. È nel luglio1839 che a Laguna giunge Giuseppe Garibaldi, una leggenda anche a quelle latitudini. Cercando una donna con cui accoppiarsi, vede, grazie a un cannocchiale, la giovane Annita e scende a terra da un’imbarcazione, per andare a cercarla. Fu un incontro fatto principalmente di sguardi e gesti, ma lui pronuncia perentoriamente e in italiano: “Tu devi essere mia”... È da questo momento che di Anita si cominciano ad avere notizie dettagliate, anche sul suo aspetto fisico. Il contrammiraglio Winnington - Ingram parlandone dichiarò che era bellissima, una creola con modi coinvolgenti e una splendida amazzone, anzi una visione quando cavalcava al fianco del marito…

Un’eroina romantica, forse per quell'avvistamento travolgente di Garibaldi da sopra la sua nave, una donna che visse solo ventotto anni, ma di un’intensità pazzesca, a giudicare da tutto ciò che riuscì a fare, quasi come avvertisse che il suo tempo su questa terra sarebbe stato breve e avesse deciso di volerlo consumare in mille attività diverse: due unioni, un amore grandissimo, quattro figli, guerre e rivoluzioni. È tutto volto al recupero di dati reali per poter rispolverare il mito, il lavoro di ricerca storica di Silvia Cavicchioli, con l’intento di riconsegnare al mondo l’eroina dei due mondi, troppo spesso offuscata dal suo ingombrante compagno Giuseppe Garibaldi e spesso dipinta più come eroina d’amore che come amazzone, combattente e rivoluzionaria che non solo ammirò i rivoluzionari della farroupilha (la rivolta degli straccioni), ma vi partecipò e dovette addirittura sfuggire ai soldati imperiali che volevano catturarla, con suo figlio in braccio. In questo senso l’autrice ha svolto un’accurata indagine per recuperare le verità storiche, per dividere gli eventi realmente accaduti dalla leggenda che ha sempre circondato la figura di Anita. Una volontà che può essere compresa se si pensa con attenzione a quella prima frase dell'introduzione del libro: “Little more than a ghost”, poco più che un fantasma, una definizione che diede di Anita il giornalista Luigi Barzini jr, a dimostrazione che esisteva solo in virtù e in funzione del suo Giuseppe. Riesaminare le fonti e ristabilire le cose era l’impegno perfettamente rispettato dalla Cavicchioli che per questo suo libro ha ricevuto il premio FiuggiStoria per la sezione Biografie.



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