Anni di cani

Anni di cani

1917. Edward Amsel è un ragazzo ebreo grassottello, un po’ goffo nei movimenti e impacciato nelle relazioni sociali. Inevitabilmente diventa il bersaglio preferito dei coetanei che lo deridono per la sua “diversità” e per la sua stramba passione: costruire spaventapasseri. Walter Matern è il figlio di un più che benestante mugnaio della zona: spavaldo e sicuro di sé, prende sotto la sua ala protettrice Edward, salvandolo dai pestaggi e stringendo con lui un tacito patto di fratellanza. Con il passare degli anni, i rapporti fra i due mutano drasticamente. Matern – prototipo del perfetto giovane ariano – abbraccia il pensiero e la politica naziste trasformandosi improvvisamente nel nemico numero uno di quello che durante l'infanzia era stato forse il suo migliore amico...

Volume conclusivo di quella che è stata denominata La trilogia di Danzica, Anni di cani è ambientato in un periodo abbastanza lungo che va dal 1917 alla fine della Seconda Guerra Mondiale. Non sempre facile seguire il filo della narrazione, che appare frammentata ed affidata a ben tre narratori che si alternano nelle tre parti principali in cui è diviso il libro. Grottesca, surreale ma di forte impatto anche visivo, la storia raccontata da Grass prevede a modo suo anche una sorta di giustizia finale, che vedrà il bambino ebreo perseguitato riprendersi da adulto il suo posto nel mondo, liberarsi contemporaneamente dei chili di troppo e della propria ingenuità; mentre Matern, vittima della sua stessa ideologia, finirà i propri giorni consumato dall'odio e dal rancore. Un epilogo ai confini della realtà – ambientato in una miniera popolata da spaventapasseri – che diventa tetra e spaventosa metafora dei più cupi ed angoscianti istinti umani, pur lasciando in fondo al tunnel un barlume di luce e di speranza. Forse un modo attraverso il quale lo stesso Grass ha tentato di esorcizzare le proprie paure e i propri rimorsi, come l’adesione giovanile alle SS che pesa ancor oggi come una macchia nera sul suo passato.



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