Anni lenti

Anni lenti
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San Sebastián, Paesi Baschi, 1968. Partito dalla città di Pamplona, il piccolo Txiki, solo e intimorito, scende dall’autobus chiamato La Roncalesa. Ad attenderlo dovrebbe esserci il cugino Julen, che lo porterà a casa dei suoi zii dove deve trasferirsi a vivere. Ultimo di tre fratelli, poiché la madre caduta in disgrazia non può più mantenerli, Txiki è stato affidato alle cure della zia materna Maripuy, mentre i suoi due fratelli sono destinati alla Casa de Misericordia di Pamplona. Il cugino, arrivato in ritardo, si dimostra subito scontroso e antipatico e anche l’accoglienza nella nuova famiglia non sembra incoraggiante. Zia Maripuy è l’unica a mostrarsi subito affettuosa con lui. Confeziona saponette per arrotondare le entrate di famiglia; lo zio Vincente, invece, lavora alla fabbrica di sapone e più riesce a stare fuori casa ‒ perlopiù al bar a giocare alla toka ‒ e meglio sta, mentre la cugina diciassettenne Mari Nieves, che non è una bellezza e nemmeno tanto snella, ha fama di essere una ragazza dal carattere forte e dall’appetito sessuale smisurato. Però Julen in breve si affeziona al piccolo cugino, con il quale condivide la camera. Spesso, la notte, lo sveglia per raccontargli di don Victoriano, il prete che raduna un piccolo gruppo di ragazzi ai quali inculca le sue idee indipendentiste e di ribellione al dittatore Franco. Insegna loro a parlare l’euskera, la lingua basca, e a turno ciascuno di essi nasconde in casa la bandiera, ikurriña, che poi tutti assieme porteranno appresso durante le gite in montagna. La nostalgia della madre è tanta, ma nonostante questo Txiki cerca di comportarsi bene. Il primo duro colpo la famiglia della zia Maripuy lo riceve quando si scopre che Mari Nieves è incinta e che i tre potenziali padri si rifiutano di sposarla. La vergogna è troppa e se questo non bastasse Julen, che pare sempre più coinvolto in attività clandestine con l’ETA, deve fuggire di casa per non venire arrestato…

A raccontare questa vicenda di famiglia ad Aramburu è lo stesso Txiki il quale, oramai adulto e con una famiglia che ama, rievoca la sua storia confidandola allo scrittore, che sulla base del racconto di Txiki forse scriverà un romanzo. Alla fine di ogni capitolo, infatti, vi sono i suoi appunti, le riflessioni sui personaggi e i ragionamenti sulla possibile trama. Il flusso di ricordi di Txiki non è solo il racconto di una storia personale, ma ci riporta a un periodo storico durante il quale l’organizzazione terroristica ETA muoveva i suoi primi passi più duri e le conseguenze di quelle azioni si vedranno di riflesso sul destino del giovane cugino Julen, costretto alla fuga in Francia e alla clandestinità. Negli occhi del piccolo Txiki possiamo dunque vedere e rileggere una parte importante della storia della Spagna e dei Paesi Baschi. Possiamo persino respirare la tensione e lo spirito indipendentista di una regione fortemente legata alle proprie radici e alla propria lingua minoritaria. Fernando Aramburu, già vincitore del V Premio Strega Europeo con il romanzo Patria, ci consegna un romanzo di formazione - gli Anni lenti che rappresentano appunto il ritmo del vivere di un bambino- e nel contempo ci mostra uno spaccato di vita comunitario, povero e spesso confuso, costretto tra la dittatura del Generalísimo Francisco Franco e lo spirito indipendentista dell’organizzazione armata ETA. Un romanzo pieno di vita, scritto in una forma di ricordo personale che diventa però documento collettivo, ricco di sfaccettature dal sapore amaro.



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