Anno Domini 2000 – Il destino della donna

Anno Domini 2000  Il destino della donna
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Londra, 1920. La spirale discendente di George Claude Sonsius inizia quando un incidente invalidante gli fa perdere il lavoro, impedendogli di prendersi cura del suo bambino invalido; il patrimonio della moglie si erode velocemente costringendolo a trasferire la famigliola in una soffitta malsana e disadorna. Finiscono in breve nella miseria più nera, essendo negato loro qualsiasi sussidio a meno che non si trasferiscano in un ricovero per poveri e abbandonino il loro bambino. Straziato dalla fame patita dai suoi cari, un giorno Charles decide di rubare del cibo ad un negoziante che crede distratto, ma la repentina reazione di quest’ultimo lo costringe a correre via in un lampo ma il suo corpo debilitato dal prolungato digiuno finisce in breve per tradirlo, si accascia sul marciapiede sudicio per esalare l’ultimo respiro. I risultati dell’investigazione del medico legale hanno dimostrato chiaramente che il corpo di Mr Sonsius era debilitato dalla prolungata mancanza di cibo e la pubblicità data all’evento ha fatto sì che i rappresentanti delle sei più grandi società finanziarie del globo si riuniscano a Londra in segreto per prendere alcune decisioni che cambieranno il corso della Storia umana e il destino della Gran Bretagna… Melbourne, 2000. L’ umiliante corsa fuori da un negozio di pane di un giovane disperato è stata una delle ultime azioni degradanti che un uomo abbia dovuto compiere a causa della propria indigenza. Non solo grazie a una decisione presa ottanta anni prima l’indigenza è stata pressappoco debellata, ma il crimine è quasi scomparso dalla società, i prezzi sono aumentati e con essi i consumi, molti dei pregiudizi dovuti all’ignoranza sono stati abbattuti, primi fra tutti quelli che ritenevano le donne esseri inferiori: “la donna è divenuta la potenza che guida il mondo, l’uomo quella che esegue”. Hilda Fitzhebert, ventitreenne Sottosegretario di Stato per gli Affari Interni è uno degli splendidi esempi di come donne illuminate abbiano portato un Impero coloniale dilaniato dai conflitti ad essere il solido Impero di Britannia, che include, oltre alle vecchie colonie, il Sud Africa, l’Egitto, il Belgio e tutti i porti che affacciano sulla Manica e sullo stretto di Dover. Lo Stato si è democratizzato, l’Imperatore, grazie ai progressi della tecnica può viaggiare in soli dodici giorni attraverso tutti i suoi domini e il benessere è diffuso, l’accesso ai sussidi statali per tutti i cittadini è garantito in egual misura, con piccoli correttivi per gli spendaccioni. Le colonie sono prospere, eleggono rappresentanti al Parlamento Federale: certo rimane irrisolta la questione irlandese…

Anno Domini 2000 era un’opera assolutamente inedita in Italia prima che Marchetti la scovasse e pubblicasse nell’ottima traduzione di Nicola Leporini. Julius Vogel, nato in Inghilterra intorno al 1835 è stato un intellettuale a tutto tondo, che però ha avuto più successo come politico che come scrittore. Perfetto esempio di indomito ricercatore e curioso avventuriero del suo tempo, parte giovanissimo per le Colonie e finisce per stabilirsi in Nuova Zelanda, dove inizia la sua carriera politica che finirà per portarlo ad essere due volte Primo Ministro. Tornato in patria, morirà nel 1899, poco dopo aver dato alle stampe Anno Domini 2000, senza aver visto l’alba di quel nuovo secolo che tanto lo affascinava e che ha provato ad immaginare nei più minuti dettagli nella sua unica opera pubblicata. Il pregio di questo testo, rispetto ai molti altri simili scaturiti dalla fantasia di autori che sul finire del XIX secolo immaginavano le meraviglie del futuro, sta nella cristallina analisi politica e sociologica che manca ad altri testi, imbevuti principalmente della fascinazione che la tecnologia esercitava sui loro autori. Vogel compie uno sforzo titanico di analisi del contemporaneo per immaginare un mondo in cui gli uomini abbiano imparato dagli errori del passato, trovato correttivi alle sperequazioni sociali, studiato forme di energia meno dispendiosa del vapore, superato pregiudizi ancestrali, in cui le Nazioni d’Europa abbiano capito l’importanza di federarsi e i governanti della Terra compreso che solo l’accesso di tutti alle risorse del Pianeta avrebbe portato benessere. Altra impagabile qualità del testo di Vogel è l’umorismo sottilissimo, a tratti un po’ amaro che pervade le righe, una sottotraccia quasi impercettibile, che a tratti rischia di andare persa nella traduzione pur ottima, ma che emerge prepotente da piccoli tocchi geniali come il richiamo alla questione irlandese. Innegabilmente il tratto più originale di quest’opera sta, però, nella grande intuizione che Vogel ha avuto nel 1889 di come il ruolo della donna fosse ineluttabilmente destinato a cambiare dopo 2000 anni di sostanziale immutabilità, indipendentemente dal fatto che gli uomini fossero o meno pronti ad accettarlo.



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