Antidecalogo

Antidecalogo

Il Barone Pulleo ha delle idee, ha una figlia da maritare e niente e nessuno può permettersi di interferire, nemmeno la nipote di quella Gesina che vede la Madonna tutti i lunedì e giovedì… Il demone della Conoscenza che ha avvelenato gli ultimi quindici anni della vita di Karmel fino a condannarlo a morte esala dai sui scritti bruciati per appollaiarsi sulla spalla dell’inquisitore… Egyab, perso nell’Universo, riassapora al Diorama il ricordo del Natale… Il vecchio steso in un letto di ospedale si domanda cosa ci sia venuto a fare a Milano, un posto dove la notte non è veramente buia e il silenzio è animato. Cosa cercava da questa figlia che è diventata la Maria di Milano che lo odia, lo insulta, questa figlia che ha tenuto la contabilità delle botte, deli dolori e dei lutti da lui inflitti?... Una nave che fa la sponda tra Londra e Città del Capo è la tavola imbandita a cui un uomo dagli appetiti molto particolari può saziarsi… La biglietteria incustodita di un Museo della tortura in un paesino insignificante apre le porte dell’inferno a un visitatore…

Giuseppe O. Longo non deve essere giovanissimo, data la carica di Professore Emerito all’Università di Trieste, ma leggendo il suo Antidecalogo si ha l’impressione di trovarsi davanti allo stile di un giovane Kurt Vonnegut seppur con l’erudizione di un maturo Umberto Eco. Questa antologia di brevi, originali, fulminanti racconti è una sorta di controcanto alle Tavole di Mosè, una partitura per orchestra tutta giocata sulle dissonanze che non teme di affrontare in toni che vanno dal grottesco al comico anche i tabù che duemila anni di religione cattolica hanno radicato più a fondo nel mondo occidentale. Scrive talmente bene, Longo, che anche quando scrive storie che non ci piacciono in maniera particolare, fa venire voglia di scoprire altre sue opere, di leggere tutto il resto.



 

 

 

 
 
 
 

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