Apocalisse a domicilio

Apocalisse a domicilio
Milano. Un giovane uomo single che di lavoro fa l’autore televisivo, una vita piena anche se un po’ sconclusionata. A metterla del tutto sottosopra ci penserà il fratello, che arriva sconvolto in città per comunicare qualcosa di bizzarro e vagamente agghiacciante. Una sensitiva incontrata a Torino dalla quale, più per scherzo che per altro, si è fatto predire il futuro, gli ha rivelato che suo fratello maggiore morirà il 5 agosto, fra due mesi. Come si reagisce in questi casi? Con l’ironia, ovviamente, un’alzata di spalle, due parole per rincuorare il fratello minore e poi via a rituffarsi nel lavoro. Salvo che ormai il tarlo s’è innestato. E se fosse vero? E se nel bel mezzo dell’estate tutto finisse? Il protagonista, senza panico, ma con una lucidità invidiabile, prende una decisione. Saluterà la vita utilizzando le temps qui reste alla ricerca dei suoi vecchi amori. Questo è il suo (ultimo?) progetto: fare ancora una volta l’amore con le uniche tre persone che ha veramente amato. Uno sta in Sardegna, l’altra sta a Roma, il terzo a S. Francisco…
Non so se veramente sia la paura a muoverlo, forse è un bisogno ancora più profondo – esistenziale, direi – fatto sta che il ragazzo ha, forse inconsapevolmente, un’intuizione geniale: ciò che conta davvero sono i legami profondi che siamo riusciti a stabilire nella vita, i pochi essere umani con cui siamo entrati veramente in contatto. È un modo perfetto per mettersi alle calcagna di un personaggio letterario e non abbandonarlo più. Non solo il lettore è curioso di capire come il protagonista elabora la “predizione”, ma grazie ad essa, espediente narrativo riuscitissimo, entriamo nella sua vita, scoprendone i dolori, le gioie passate, gli incontri e i rimpianti. La scrittura di Matteo B. Bianchi è totalmente al servizio della storia, punta il protagonista dritto negli occhi e lo dirige nelle sue azioni. Interessante in questo senso anche la scelta di far usare al narratore la seconda persona singolare, che mi ha fatto tornare alla mente un bellissimo racconto di Ingeborg Bachmann, “Il trentesimo anno”, in cui anche lei usa il “tu” per raccontare un altro trentenne alle prese con i ricordi e con la consapevolezza che i doni della vita non sono poi infiniti. Apocalisse a domicilio alterna i capitoli dedicati al protagonista, a quelli sul fratello e sulla giovane sensitiva che, come Mat Damon nel film di Clint Eastwood (uscito dopo il libro, però) deve fare i conti col peso del suo “Dono”. Dialoghi spigliati e brillanti lasciano spazio a momenti di intense e toccanti descrizioni. Si viaggia anche molto, in questa storia, da Milano a una Sardegna dove il senso della comunità è forte tanto quanto quello della comunità gay di S. Francisco. Luoghi e personaggi, anche quelli minori, sono descritti con realismo e dovizia di particolari, tanto che, questa storia apparentemente assurda, risulterà per il lettore non solo plausibilissima ma anche indimenticabile. A proposito, alla fine del libro vi accorgerete che sapere quello che accadrà il 5 agosto, non è poi così rilevante. Ciò che è stato – ma soprattutto ciò che è – conta più di quello che sarà (o dovrebbe essere).

 

 

 

 
 
 
 
Il nostro sito utilizza i cookie ACCETTO
Se vuoi saperne di più COOKIE POLICY

I NOSTRI PARTNER