Appartamento 401

Appartamento 401

Fuori il traffico scorre ordinatamente, la vita stessa scorre senza interruzioni sotto gli occhi di Naoki, Kotomi, Mirai e Ryōsuke, i giovani inquilini dell’appartamento 401, in totale due stanze salotto e cucina in cui si sta stretti e si condivide pure il respiro. A questi si è appena aggiunto il giovane Satoru, 18 anni e un lavoro serale. A prima vista sembra un ragazzo come tanti altri. Il condominio ‒ pensato per giovani coppie ‒ è annidato nelle viscere della tentacolare Tokyo, quartiere Setagaya. Al 402, in fondo al corridoio, abita un uomo di mezza età dall’aria equivoca, proprio da lì proviene un continuo andirivieni di uomini benestanti e ragazzine al verde con gli occhi truccati. Sarà prostituzione? Koto-chan ha visto entrare anche il parlamentare di Shizuoka, quel tale che spesso si vede in televisione. L’altra ipotesi è che là dentro si riunisca una setta segreta (ma poi non così tanto segreta), i cui adepti frequentano l’appartamento giorno e notte: ma di denunciarli alla polizia non se ne parla! Del resto anche gli inquilini del 401 non sono propriamente in regola…

Una pacifica convivenza fra tre ragazzi e due ragazze, tutti impegnati a recitare il ruolo delle persone felici. Un equilibrio sottile costruito sul senso della provvisorietà e della precarietà. I giovani del 401 – tutti di età compresa tra i 18 e i 28 anni – conducono vite ordinarie e uniche al tempo stesso. Il quartiere è quello affollato di Setagaya, lo stesso in cui si stanno verificando misteriose aggressioni. I punti di vista cambiano, le voci narranti sono quelle degli inquilini protagonisti, compreso l’ultimo arrivato, su cui si concentrano i sospetti. Un senso di incompiutezza domina il romanzo di Yoshida Shūichi, classe 1968, nativo di Nagasaki, già noto ai lettori italiani con L’uomo che voleva uccidermi, un noir a sfondo psicologico ben congegnato e poi diventato un film. In quest’ultimo lavoro l’elemento thriller resta confinato sullo sfondo, emergono più le voci e le vicende interiori dei personaggi e una precisa descrizione di Tokyo. I molteplici punti di vista e il racconto minuzioso di eventi anche insignificanti rallenta la narrazione, disorientando in alcuni passaggi il lettore. Più felice insomma l’esordio di Yoshida, cui fa seguito qui una prova meno convincente.



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