Appunti da un bordello turco

Un taxi attraversa una Bucarest illuminata dal sole di un pomeriggio d’estate, diretto verso la stazione. Il tassista è un tipo brillante, ha voglia di chiacchierare. Il ragazzo seduto sul sedile posteriore lo ascolta, ma sembra distratto, sta andando a prendere la sua ragazza, è un momento critico della loro storia. L’argomento forte del tassista sono le donne: come gestire amante e moglie contemporaneamente, come resistere alle clienti che salgono sul taxi con le cosce e le tette di fuori, come deve essere il pompino perfetto, come bisogna giudicare una donna che la dà via facile. Il taxi arriva alla stazione e rimane fuori ad aspettare il ragazzo… Un giovane finge di lavorare come assistente di un anziano professore mentre in realtà si prostituisce con lui, masturbandolo sul divano a margine delle sue logorroiche tirate del tipo: “In realtà non è questo il punto dei nostri incontri, è una relazione intellettuale”. Sì, certo, come no: ogni volta il giovane si sorbisce sproloqui sui Greci, sui Romani, su Socrate e su Platone, scrocca la cena, poi c’è la faccenda del divano e infine via, a divertirsi davvero con la sua ragazza Helen… Un viaggiatore attraversa la Romania a piedi: cammina da un paio di giorni quando vicino alla città mineraria di Anina, nel piccolo villaggio di Ilidia, si ferma a passare la notte presso la casa di un’anziana contadina. La donna ha due nipoti sui tredici anni, due ragazzine grassocce ancora non toccate dall’imbarazzo che gli adulti provano per la propria povertà. Sono fiere dei loro pochi animali e dei loro alberi da frutto, sorridono. Al mattino il viaggiatore vorrebbe pagare per l’ospitalità, ma la contadina rifiuta e anzi gli regala latte, formaggio e peperoni. L’uomo prosegue, risale la Nera camminando lungo gli argini, diretto verso il Danubio…

Malgrado la title track suggerisca altrimenti, la maggior parte di questi sorprendenti racconti è ambientata a Bucarest: è qui che l’irlandese Philip Ó Ceallaigh abita da circa quindici anni (per una sorta di “emigrazione al contrario” che l’ha portato a lavorare e vivere in aree economicamente disagiate, prevalentemente ad Est) ed è qui che ha scritto queste storie tra 2000 e 2005 “in un piccolo appartamento di una città che si stava disintegrando”, senza dire a nessuno cosa stava facendo “perché i vicini avrebbero pensato che era matto”. La lunga gestazione dei racconti ha portato con sé una certa eterogeneità sia nella forma che nella sostanza, ma un minimo denominatore comune potrebbe essere un certo cinismo – o è forse pessimismo? – non privo di ironia e uno humour amaro, perfettamente reso da uno stile che appare equidistante dal minimalismo di Carver (quello editato da Gordon Lish, s’intende) e dal modo colorato e cialtrone di raccontare i Balcani di Emir Kusturica. L’antologia – che ha vinto il Rooney Prize 2006 – contiene veri e propri gioielli: l’aspro Mentre affondo, il malinconico A pesca, lo scanzonato Denti rotti. Ma la qualità è mediamente assai elevata, cosa che rende Appunti da un bordello turco un must assoluto per gli amanti della short fiction.

LEGGI L’INTERVISTA A PHILIP Ó CEALLAIGH


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