Archetipi

Archetipi
Vi sono cose che ci accomunano nel sentirci uomini, elementi impalpabili, trasversali al Tempo e alla Storia, che sopravvivono tenaci e indistruttibili semplicemente perché esistono prima di noi. Da sempre. Un uomo misteriosamente scomparso ha affidato ad un diario virtuale un racconto terribile che risale alla sua adolescenza. I ricordi si confondono alle atmosfere irreali di un lungolago che l’uomo conosce da sempre ma rievocano intatto anche il terrore scaturito da un gioco troppo pericoloso. Perché aprire le porte degli Inferi non può essere un gioco: demoni antichi di civiltà dimenticate aspettano al varco da millenni, stanchi di giacere sotto coltri di sabbia come monumentali simulacri sepolti dalla paura... Nella ferita purulenta dei Gulag sovietici non ancora sanata dal tempo-giudice, che a volte regala verità a volte solo l’oblio, si apre uno spiraglio alla Giustizia sotto la forma misteriosa di saperi antichi: l’alchimia. Che il mito della Fenice possa rinascere dalla vendetta e assumere l’aspetto leggiadro di una fanciulla meravigliosamente bella e dalla voce d’angelo per straziare le carni ad istinti bestiali, liberi di soddisfare le proprie voglie nel ghiaccio infinito di un arcipelago sperduto nel Mar Bianco? Altrettanto orrore sotto il sole cocente della meravigliosa Sicilia, terra antica e selvaggia di miti e racconti. Miti belli, delicati, fantastici ma anche terribili, spaventosi, crudeli. E se fosse vero che le leggende delle Sirene, donne bellissime dalla voce soave, sono soltanto un modo per celare verità orribili con le quali essere costretti a convivere? Serve un vecchio marinaio che ha già guardato negli occhi la Morte combattendo nelle steppe russe durante la prima guerra mondiale per affrontare la verità. Perché gli scogli che spuntano improvvisi dal mare non sono altro che artigli che emergono negli abissi infernali e custodiscono esseri terribili ed innominabili cui le leggende hanno dato aspetto e nomi soavi, Sirene appunto, forze arcane e misteriose che richiedono tributi di sangue quando, improvvise ed affamate, tornano con il loro puzzo di pesce marcio e decomposizione per prendere ciò che è loro...
Sono solo alcuni dei racconti di questa raffinata antologia di storie che “sarebbe riduttivo definire dell’orrore”. E’ un libro complesso che si presta a diversi piani di lettura congeniali a diversi tipi di lettore. Atmosfere che ricordano Stephen King, altre che riecheggiano Lovecraft, ce n’è davvero per tutti i gusti. Ma anche il lettore non avvezzo a questo genere di letteratura davvero resterà affascinato da questi racconti senza spazio e senza tempo che però proprio dalle profondità del tempo raccolgono le suggestioni di un immaginario collettivo non negoziabile. Dodici racconti, come i dodici rintocchi nella notte buia citati nella suggestiva prefazione: già in questo un simbolo. Il dodici nella numerologia è la ricomposizione della totalità, il ciclo compiuto, la complessità dell’individuo. Forse perché l’Uomo per essere davvero completo ha bisogno anche delle sue paure, quelle ataviche paure che ci scorrono nel sangue e non sappiamo perché: l’Uomo nero, la Natura terribile Vendicatrice, il Golem, fino a paure più “moderne”: i cloni (saranno la nostra salvezza o la nostra distruzione?), l’ossessione per la bellezza e la giovinezza, il potere abnorme della suggestione delle religioni, le sette…mancano i vampiri, forse perché al momento inflazionati. Ognuno troverà la “sua” paura, questo è certo, perché ognuno di noi conserva, in un angolino recondito una suggestione infantile, una istintiva repulsione, un’avversione irrisolta. Potrebbe essere anche una divertente scoperta quella di individuare il racconto che più ci suggestiona. Difficile, davvero difficile scegliere di raccontare una sola di queste storie che toccano corde diverse cogliendo quasi sempre l’essenza, l’anima di un qualcosa di ancestrale, inspiegabile, inconscio. E’ impossibile non pensare a Jung: probabilmente anzi è voluto il riferimento junghiano nel titolo di questa raccolta dallo stile e linguaggio elegante e spesso ricercato. Perché le paure protagoniste dei racconti sono davvero forme innate e primitive scritte nel nostro inconscio, appartenenti al singolo come una eredità della collettività di cui fa parte, la parte istintiva e irrazionale di quello che chiamiamo “inconscio collettivo” le cui radici affondano nei millenni passati. Tra gli Archetipi Jung chiama Ombra questa parte istintiva e irrazionale e di certo ne fanno parte le paure perché anche queste sono “marchi originali” (può essere una traduzione dell’originale termine greco) impressi in ognuno di noi. Non si può prescindere poi dal citare il tocco di classe rappresentato dalle pregevoli tavole che introducono ogni racconto, bellissime immagini a colori in tecnica mista che i due illustratori Lucio Mondini e Jessica Angiulli (www.diramazioni.it) decriptano in una utilissima appendice. Anche qui una profusione di simboli, miti e Storia tradotti graficamente da ogni singola suggestione letteraria. Un libro, in conclusione, davvero curato finanche nella scelta della carta, consigliato decisamente agli amanti del genere ma raccomandato anche a chi vuole leggere qualcosa di diverso dal suo solito: certamente ogni lettore vi troverà qualcosa che gli appartiene.

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