Arcipelago Europa

Arcipelago Europa
Alla periferia di Marijampolé in Lituania c’è il più grande mercato automobilistico d’Europa; Oradea, a pochi chilometri da Bucarest, ha ripreso il suo aspetto liberty; Nižnij la vecchia Novgorod è oggi una capitale dell’architettura russa. Dopo il 1989, con il crollo della cortina di ferro, il vecchio continente si è rimesso a nuovo. È venuto meno lo schema della divisione in due blocchi, occidentale e orientale, ognuno con caratteristiche uniformi, che soprattutto ad Est hanno finito per soffocare le peculiarità distintive delle singole nazioni. A partire dagli anni ’90 abbiamo assistito ad un profondo cambiamento, con paesi che hanno recuperato la propria identità culturale riuscendo nel contempo a modernizzarsi. Città, quasi dimenticate nel pantano socialista, sono ritornate a brillare come nel passato. Basterebbe citare San Pietroburgo, ma anche altre meno conosciute come Brno o Czernowitz. Prima il nazionalismo, poi la seconda guerra mondiale, infine il comunismo avevano soffocato quel movimento di rinnovamento che la borghesia europea, dalla Scandinavia alle regioni mitteleuropee, all’inizio del ‘900 aveva avviato e che era culminato nello Jugendstil. Ora le città dell’Est si sono riappropriate della loro storia e dei loro spazi, riallacciando i rapporti con l’Ovest da troppo tempo interrotti. È da esse che si intravedono le energie necessarie a cambiare il volto dell’Europa…
“Il rinnovamento assume la forma della disgregazione” sostiene Karl Schlögel e, paradossalmente, dalla diversità l’Europa può ritrovare la propria unità. L’autore del rivoluzionario Leggere il tempo nello spazio concentra in questa nuova fatica l’attenzione sulla fisionomia che il vecchio continente ha assunto dopo il 1989, molto diversa da quella a cui eravamo abituati fino a ieri. Se l’epoca della guerra fredda era caratterizzata dall’omologazione, l’oggi vede il trionfo delle differenze che generano una mappa dell’Europa a macchia di leopardo. Per capire questi cambiamenti Schlögel parte da un’attenta osservazione della città, in modo particolare di quelle dell’Est, utilizzando ogni tipo di fonte: diari, fotografie, planimetrie, piani regolatori, indirizzari. Arcipelago Europa è a tutti gli effetti uno studio fenomenologico di archeologia urbana che comprende ogni tipologia di città, da quelle che si sono inventate ex novo, come Marijampolé, a quelle che sono tornate all’antico splendore, come Oradea o Brno, fino alle grandi metropoli rinate dalle macerie della guerra, come Berlino o San Pietroburgo. La cultura urbana è analizzata sia sotto il profilo strutturale, seguendone le evoluzioni architettoniche, toponomastiche e tecnologiche, sia sotto quello umano. Per lo storico tedesco la città è lo spazio per antonomasia della sperimentazione e della frattura di una civiltà. Sono i movimenti di popolazione, nel loro radicamento e sradicamento urbano, a provocare nel bene e nel male le trasformazioni del tessuto cittadino. Si potrebbero citare in negativo l’omogeneizzazione monumentalistica dell’era sovietica, in positivo gli stili Jugendstil o Bauhaus della classe borghese di inizio ventesimo secolo. In tempi in cui si parla di un’Europa sempre più vecchia, fossilizzata sul proprio glorioso passato ma incapace di leggere il presente, ormai al tramonto per dirla alla Spengler, rivendicarne la vocazione modernista e la centralità culturale non è scommessa da poco. Schlögel la vince dimostrando con sottili e precisi ragionamenti le molte potenzialità di cui essa, soprattutto ad Est, dispone. Si tratta di un cammino ancora in fieri, destinato però a riscrivere il futuro europeo. 

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