Arcoveggio

Un’insolita coppia (o forse fin troppo solita) di mezza età. Lui, Francesco Carboni - Chinchino per gli amici - passa le vacanze scalando vette in bicicletta, memore ed emulo di Coppi e Bartali, convinto che nel frattempo in sua assenza lei lo tradisca. Lei, Antonietta De Caro, detta Nietta, cattolica praticante, che si crede autorizzata – in virtù della pratica della confessione – a compiere frequenti escursioni fuori dal matrimonio, conferma nella pratica,  con il suo gran… “daffare”, ogni convinzione del marito, saltando da un letto all’altro con l’amante di turno. Anche quest’anno, stesso copione. Chinchino valicherà le Alpi sino alla Francia, attirando il puntuale simil-compatimento della consorte, convinta che questo ennesimo tentativo di rincorrere i miti del ciclismo sia la riprova della dappocaggine del marito. Lei, invece, passerà le sue vacanze mondane e modaiole a Capri, alla ricerca del belloccio di turno che ceda alle sue (presunte) grazie e profferte erotico-amorose.  Stavolta però qualcosa va storto. Chinchino, in preda alla solitudine del corpo e del cuore, si ritrova fra le braccia della bella e formosa Claire, cameriera di un albergo a Tolosa: saranno scintille, un ringiovanimento d’un botto e il cuore che vagheggia romanticherie. Ma tempo qualche giorno, di Claire non c’è più traccia alcuna, né alcuno pare conoscerla. Com’è mai possibile? Dov’è sparita questa meravigliosa sirena? Si burlan di lui? Che ne è stato di lei? Neppure Nietta del resto se la passa meglio: conquiste scarse, e l’unico bellone di cui si è invaghita e che la guarda con sguardo ammiccante, scomparso improvvisamente nelle acque di Capri senza più risalire in superficie. Nessuno però pare averlo visto mai…
Hanno così inizio le due storie parallele della coppia Carboni, esilaranti e dal sapore boccaccesco (in un clima di beffa), un’incalzante avventura di stampo erotico-amoroso intrecciata fra realtà e sogno, fra vagheggiamenti e concretezza. Una coinvolgente divertente allucinazione (o era davvero realtà?) tutta da scoprire col sorriso sulle labbra ma non senza ritrovare nel paradosso un chiaro senso di verità, sospesi come siamo fra realtà e immaginazione. Del resto, la dice lunga il titolo del racconto: “Non c’è da preoccuparsi”… Così siam fatti. È uno dei racconti che compongono questa raccolta davvero piacevole e di rapidissima lettura, tanto è brillante il tono con cui Bosinelli sa narrare le sue storie. Psichiatra e psicologo e per anni docente universitario di psicologia a Bologna, egli si addentra sapientemente, e spesso con ironia, fra i meandri della psiche umana, cogliendone vagheggiamenti moti e stati d’animo ai confini dell’assurdo e del paradosso con un tono sagace (a tratti comico). Pur cogliendo nel segno vizi e limiti e caratteri del nostro comune agire (in campo amoroso ma non solo), sa mantenere sempre un ritmo narrativo incalzante, con una riuscitissima autonomia ed efficacia narrativa e con personaggi che, persino nella loro assurdità,  appaiono memorabili e del tutto vicini alla realtà. Così, con un sorriso arguto, sa ben mettere a nudo le debolezze umane lasciandoci sagacemente di che pensare. Fra i vari racconti, un cenno particolare vogliamo riservare anche a quello dal sapore più squisitamente autobiografico e che dà il titolo alla raccolta stessa, “Arcoveggio”, ambientato fra le vie di Bologna e di un suo famoso quartiere, negli anni della Seconda Guerra Mondiale. Un brillante amarcord che coniuga le prodezze dei ricordi d’adolescenza, narrate nei particolari con il sapore della quotidianità e tanta ironia, e il ricordo delle rappresaglie tedesche; sino alla fine della guerra e l’arrivo degli Americani. Bosinelli ha una penna capace di animare le scene con estrema vivezza sapendo insieme contemperare uno sguardo leggero ma non superficiale sul mondo (quasi un po’ guascone) e la durezza della realtà che premeva alle porte. Un racconto che diventa uno spaccato di vita, un “come eravamo”, che nella piacevolezza di uno stile che non manca mai di un sorriso e di un guizzo di intelligenza sa condurre il lettore fra le vie di una memoria ancora viva che ci si ritrova a riascoltare con interesse e coinvolgimento. Un’ottima raccolta, fra le cui pagine riscoprire anche la forza liberatoria di un sorriso vero.

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