Arrigoni e l’omicidio nel bosco

Arrigoni e l’omicidio nel bosco

Una mattina di inizio ottobre del 1953 il nuovo questore di Milano convoca il commissario di polizia Mario Arrigoni per informarlo che, considerato il curriculum investigativo del Commissario, ha deciso di affidargli non solo le indagini sul territorio del Commissariato di Porta Venezia di Milano ma la guida di una unità investigativa speciale che operasse sull’intero territorio lombardo. Controvoglia e solo perché sostenuto – oltre che da un congruo aumento di stipendio – anche dal suo braccio destro, il giovane poliziotto napoletano trapiantato a Milano, Di Pasquale, Arrigoni accetta il nuovo incarico sperando di non doversi muovere troppo dalla sua amata Milano. Ma ecco che, subito, il Commissario meneghino viene chiamato per uno strano caso di omicidio avvenuto nei boschi del varesotto, in uno scenario collocato nel paesino di montagna sul Lago Maggiore, Arbizzone Varesino. Il quadro del crimine si compone subito chiaro agli occhi dei due ‘specialisti’ di polizia: la vittima, un cinquantenne sposato con una donna molto più giovane di lui e affermato imprenditore edile, in realtà nasconde più di un segreto e ha collezionato più di un nemico qui e là. Le indagini si svolgono tramite ‘interrogatori’ a tutti i personaggi del paesino i quali, però, non parlano molto volentieri del caso e delle trame occulte del loro paese. Due sono le piste investigative più probabili, emerse dai singoli interrogatori: un possibile omicidio scaturito dalla relazione che la giovane moglie della vittima ha con il suo ex fidanzato o un crimine legato ai traffici illeciti di cui era protagonista il morto ammazzato. A determinare la svolta nelle indagini, però, non sarà la collaborazione dei paesani né degli ‘indagati’ quanto piuttosto saranno la sagacia del Commissario e l’attenzione prestata ad un dettaglio in apparenza insignificante: un accendino speciale, di quelli in uso ai marinai…

Nel panorama editoriale corrente, il romanzo giallo è una delle scritture di genere più praticate e con un ventaglio di produzione che, proprio per questo, copre un vastissimo arco qualitativo che va da altissimi risultati di letteratura a pessimi episodi di scrittura improvvisata: l’autore milanese che ha ideato i casi e la figura del Commissario Arrigoni non si annovera certo tra i secondi. Piuttosto, la serie ormai numerosa dei casi di Arrigoni e la capacità narrativa dello scrittore appaiono un fatto consolidato nel quadro della letteratura nazionale. Almeno tanto quanto i più famosi commissari siciliani o piemontesi, veneti e laziali, le storie investigative di Arrigoni si giovano di una scrittura chiara e distesa, semplice ma mai banale, e di un meccanismo narrativo che avvince il lettore fin dalle prime pagine e non lo lascia più fin quando il ‘caso’ non è concluso. Si aggiunga che, ad alimentare il piacere della lettura, in questi romanzi, c’è anche una voluta ‘modestia’ dei fatti narrati, quasi sempre sottratti a situazioni e circostanze “eclatanti”, cui spesso si affida chi non ha risorse narrative proprie, ed inclusi invece in eventi di assoluta e quotidiana “normalità”: quando si dice, la forza della vera letteratura.



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